
di Antonio MEZZANOTTE

SI DICE E SI RACCONTA che lungo l’antico tratturo Centurelle-Montesecco, dove il tempo sembra essersi fermato e la fede ha il sapore delle radici, sorge una piccola chiesa che veglia da secoli sul passaggio dei pastori e dei pellegrini. La Madonna della Croce, così chiamata, non è solo un edificio sacro, ma un frammento vivo di memoria collettiva, incastonato tra le pietre e le leggende di San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE).
Secondo il racconto narratomi da una anziana donna di contrada Solcano, ai tempi dei tempi qui si fermò una processione proveniente da Sulmona. I fedeli, stanchi e affaticati, decisero di celebrare la Messa all’aperto, e fu in quell’occasione che si manifestò un segno: una croce luminosa apparve tra le nuvole, proprio sopra il luogo dove oggi sorge la chiesa. Da quel giorno, si decise di costruire un piccolo edificio sacro, dedicato alla Madonna, come ringraziamento e memoria del prodigio.
La chiesa della Madonna della Croce si trova fuori dal centro abitato, lungo un’antica via di transumanza. È una costruzione rurale, sobria e silenziosa, che sembra voler scomparire nel paesaggio per non disturbare il tempo. La facciata, a terminazione curvilinea, è semplice: un portale in pietra sormontato da un finestrone e ai lati due finestre quadrate, poste ad altezza d’uomo, pensate per chi restava all’esterno a vegliare il gregge e al contempo poter seguire la Santa Messa. Un campanile a vela completa l'insieme, che sembra databile al XVI sec.
Ai lati delle finestre, incise nella pietra, compaiono due nomi: “Sulmona” e “Civita”. Non sono decorazioni, ma indicazioni stradali. “Sulmona” guarda verso la valle peligna, mentre “Civita” (che, purtroppo, si legge ormai a fatica) è da interpretare come Chieti, la città più vicina. La chiesa, dunque, non era solo luogo di culto, ma anche segnale per chi era in cammino. Sull'atlante Rizzi-Zannoni del 1808 essa è indicata come S.Croce.
All’interno, l’ambiente è ad aula unica, con tetto a vista e due altari laterali dedicati a san Pietro e san Paolo, le cui iscrizioni votive risalgono alla prima metà del XVII secolo. Sulla parete di fondo, sopra l’altare maggiore, si conserva un affresco prezioso: la Madonna con Gesù Bambino e san Pantaleone, protettore dei medici (lo si riconosce dall'aspetto giovanile e, soprattutto, dal vasetto per la preparazione delle medicine che ha in mano). L’autore è ignoto, ma i tratti delicati e i colori sbiaditi parlano di mani sapienti e di una devozione che ha attraversato i secoli (lo daterei al XVI sec.).
La presenza di san Pantaleone nell’affresco, accanto alla Madonna col Bambino, riflette probabilmente una devozione locale legata alla sua fama di guaritore. In un contesto rurale e di transumanza, la sua figura assume un ruolo protettivo, offrendo conforto ai viandanti e ai pastori lungo il tratturo.
Ai lati dell'altare, le statue in gesso dei santi Giuseppe e Gioacchino, di Davide e Salomone (riconoscibili dalle corone).
La chiesa si trova lungo la strada che dal paese scende verso la Val Pescara, al trivio (oggi addolcito da una rotatoria) per Scafa, Zappino e Piano d'Orta, come se volesse ricordare a chi passa che la fede, come il cammino, è fatta di tappe, di soste e di silenzi.















