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MI CHIAMO LUCA E VENGO DA PENNE

8 Luglio 2025

di Antonio MEZZANOTTE

Per la serie "Interviste impossibili", oggi abbiamo il piacere e l'onore di aver come ospite uno dei più grandi giuristi di tutti i tempi: Luca da Penne.

D: Salute a Vostra Signoria. Vorreste rivelarci il vostro nome e la terra d’origine?

R: Mi chiamo Luca e vengo da Penne, terra d’Abruzzo ubertosa e dotta, città de’ mattoni e de’ conventi, dova lo latino s’impara prima ancora de lo pane. Nacqui agli inizi del secolo decimoquarto, quando ancora li libri si leggevano a lume di cera e non con l’occhio distratto.

D: Di che cosa vi siete occupato?

R: Fui omo di legge e di sentenza, iudice regio, giurisperito, commentatore e scrittore di norme. Studiai a Napoli, poi andai ad Avignone, ove fui segretario di Papa Gregorio XI, tra cardinali che più trafficavano con lo mondo che co’ lo cielo. Ma sempre tenni in mente li testi di Giustiniano, ché senza Roma e lo diritto romano, lo Regno cade come torre senza fundamenta.

D: Quale fu la vostra opera più nota?

R: La Lectura sui tre libri del Codice, ch’è commento savio e faticoso alli tre ultimi libri del Codice iustinianeo, là dove si parlano le cose de lo fisco, de lo iudicio, de le dignità pubbliche. V’è dentro lo cuore dello governo. Non scrissi per vanagloria, ma per dir chiaramente a studenti e iudici che lex sine intelligentia est sicut clavis senza toppa.

D: E come lo componeste questo Commento?

R: Con sudore, occhio stanco, et un poco d’ira verso li copisti, che ci tramandarono fogli pieni d'errori et abrasioni! Volli mostrare che lo diritto non è sol stringa di canoni, ma cosa viva, fondata in ragione, in storia, in consuetudine de lo popolo. Perciò mescolai la glossa a Cicerone, l’autorità al buonsenso, lo commento a Seneca, alli autori del passato e ai letterati dell'epoca mia e quando mi scappava lo piacere, pure a qualche detto abruzzese.

D: E diteci, come andò ad Avignone?

R: Ah, Avignone! Là trovai papi grassi e pure qualche frate che leggeva Aristotele pe’ gioco. Servii Gregorio, che m’avea gran stima, ma lo cuore restava in Penne. E quando dovetti trattar con un conte che confondea la clausola con la clessidra, capii che la fatica era vana: li baroni voglion solo ragione quando gli conviene.

D: Tornaste dunque a casa?

R: Tornai sì, verso il 1379. Mi feci ancora utile in città mia, scrivendo, disputando, e aiutando chi veniva a chieder parere — purché portasse la giusta mercede nella scarsella. Passai a miglior vita verso lo 1390 e fui sepolto tra li Conventuali di Sancto Francisco.

D: Come nacque l'amicizia col Petrarca?

R: Petrarca? Fu magnifico nella poesia, ebbi con lui uno scambio d'epistole. Scrissemi che venne avviato dallo patre suo alli studi di diritto giacché carmina non dant panem, ma che l'amor per Cicerone lo prese più d'ogni altro... e a egli chiesi notizie d'un libro dell'Arpinate, ma non seppe darmi ausilio.

D: Vi furono dissidii fra Voi e il potere?

R: Ohimè! Dove sta lo potere, ivi sta lo sospetto. Un barone m’accusò un dì di voler legiferare sopra sua testa. Risposi: “Se la tua testa portasse legge, non sarebbe così vuota da rimbombare sotto l’elmo!”. La querela fu breve, ma la memoria lunga...

D: Che giudizio date dell'Abruzzo moderno?

R: Terra mia benedetta, l’Abruzzo ha campi che san di pane e monti che paion duomi. Ma vedo pure troppo lume e poca candela, com'è d'uso per ogni dove nello presente tempo. Lo giovane corre dietro a lo vano e lo vecchio dimentica lo libro. Le scuole vanno dietro a lo rumore, e li notai fan testamenti per chi non ha né eredi né virtù. Ma se si ricorda d’esser patria de’ giuristi, de’ glossatori e de’ sapienti, dicta terra tornerà forte come rocca. Se no, scriverà leggi che niuno legge et farà castella che cadono allo primo vento.

D: Vi ringraziamo, messere, per il tempo concessoci e per l’alto insegnamento.

R: Et io ringrazio voi, ché nel chiamarmi a parlar, m’avete ridato voce e spirito. Le mie parole, se pur vetuste, forse ancor porteranno lume a chi legge col cuore e non con l’occhio solo. Salute a voi, a li studiosi moderni, et a lo mio Abruzzo e sopra a ogni cosa alla mia Penne — che mai scordino la strada de la sapienza, dello ingegno e de la virtude, ché è più stretta d’un sentiero montano, ma mena più in alto!

Foto : Antonio Mezzanotte -

Nota dell'autore: Busto in bronzo di Luca da Penne presente nell'omonima piazza del capoluogo vestino. Se ben ricordo si tratta di una copia, mentre l'originale, realizzata in gesso dallo scultore pennese Angelo De Vico, dovrebbe trovarsi - salvognicosa - presso il liceo scientifico della città, che porta anch'esso il nome del grande giurista"

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