
di Paride MARIOTTI

Anche il cognome Trabassi di cui oggi vi sono rimaste solo tre famiglie in Abruzzo dovrebbe essere di origine Elicese. La sua etimologia potrebbe derivare dal soprannome legato alle caratteristiche fisiche, come ad esempio, uomo di corporatura robusta o forte.
Mattia di Paolo Trabassi era nato ad Elice nel 1738, prima di sposare la figlia con Giovanni Andrea Cassano il 28 luglio 1801 tenendo conto della sua età avanzata (63 anni), con il patto matrimoniale, pensò di assicurarsi una tranquilla vecchiaia,ma le cose non andarono come si aspettava. Si accordò con il genero che gli avrebbe dato i 150 ducati per la dote della figlia sotto forma di beni terrieri per poi donare a loro e ai futuri nascituri tutti i beni, tenendo per lui l'usufrutto.
Questo però a patto che andassero ad abitare a casa sua, che il Cassano si obbligava al suo mantenimento e che nel caso ci fosse stato un motivo di separazione con la moglie, a lui sarebbero rimasti solo i 150 ducati della dote. IL 14 luglio 1801 Mattia Paolo Trabassi avendo necessità di forza lavoro decise di anticipare parte della dote dando al Cassano il possesso dei terreni siti nelle Contrade: della Collina, di San Rocco e di San Giuseppe ad Elice. Quest'ultimo avendo sostenuto delle spese sopra detti terreni, il 13 aprile 1803 fece fare ordine dalla Corte di Elice che l'ammontare della dote sarebbe stata di 200 ducati e che sopra detti terreni non vi fossero più pretese da parte del Trabassi.
Questo scatenò un contenzioso legale con il suocero, il quale conferi presso la Corte che detti terreni erano di suo dominio e lui non ne aveva alcun diritto. Disse: nello sposare sua figlia il Cassano aveva trovato a casa sua tutte le comodità possibili,olio,vino e tutti i generi per il mantenimento, quando lui, invece, fu cacciato di casa e derubato di tutti i beni, compresi i libri lasciati da Agostino Trabassi e delle carità dell'amministrazione del Santissimo Rosario. Quindi Mattia Paolo Trabassi, dopo aver subito maltrattamenti, continue violenza e minacce di morte con arma da fuoco, chiese alla Corte di Elice che il Cassano venisse sfrattato da casa sua e che gli fossero state restituite tutte le chiavi.


















