
di Paride MARIOTTI -

l'Abruzzo grazie alla sua morfologia geografica nel Medioevo abbondava di antichi Mulini collocati lungo il letto dei nostri fiumi. Alcuni di essi rimasero in attività fino al XIX secolo come il vecchio Mulino demaniale di Pianella ubicato sulla sponda del fiume Nora.
Nella Contrada detta Vicenne, il Mulino era una delle proprietà del grande latifondista Rinaldo de Sterlich, Marchese di Cermignano e parente dei Baroni Aliprandi di Penne.

Nel 1815 il Marchese de Sterlich, per un periodo di 4 anni lo affittò a Clemente Palusci di Pianella per 660 ducati con pagamento rateale mensile. Il Palusci avendo bisogno di manodopera e di un aiuto economico, decise di fare una società con i fratelli Giuseppe, Tommaso e Domenico di Leonardo anch'essi di Pianella.
Purtroppo il destino non fu loro favorevole, a partire dal 1816 in tutta Europa compresa l'Italia, ci fu una grave crisi alimentare. La causa fu un'eruzione vulcanica avvenuta in Indonesia nel 1815 che, come conseguenza, rilasciò nell'atmosfera enormi quantità di cenere e polvere che oscurarono per un lungo periodo il sole causando un calo delle temperature. Questo cambiamento climatico nel 1817 provocò in Abruzzo una grave alluvione che fu causa dell'esondazione di numerosi corsi d'acqua tra cui il fiume Nora portando conseguenze disastrose sui raccolti già miseri, questo fu sicuramente il motivo principale del diverbio tra i soci del vecchio Mulino.

Il Tribunale di Pianella ebbe l'incarico di sistemare i conti tra le parti, fu ordinato da Don Pietro Todesco che i fratelli di Leonardo passassero al Palusci la terza parte del ricavato, stabilendo così un definitivo conteggio di 230 ducati.
Lo stesso importo doveva Clemente Palusci al Regio Demanio dì Teramo. Nel caso fosse stato riconosciuto dal Demanio lo stato di calamità del 1817 che aveva provocato la chiusura per diverso tempo del Mulino, il credito fosse stato diviso per la terza parte anche con i fratelli di Leonardo.
Fu deciso anche di riammettere nella società i fratelli di Leonardo per un periodo di 4 mesi (dal 4 aprile fino a tutto il mese di giugno del 1819) così da consentire loro il pagamento dell'affitto.
De Sterlich, dalla sua abitazione di Napoli dove gestiva le proprietà, non avendo ricevuto i regolari pagamenti, fece Causa e con Sentenza del 5 agosto 1820 ottenne dal Tribunale il sequestro del Mulino.
I fratelli di Leonardo il 28 agosto dello stesso anno si recarono presso la cancelleria del Tribunale per dichiarare spontaneamente e sotto giuramento di non essere debitori di alcuna somma con il Demanio, ma solamente di 230 ducati per l'affitto del Mulino.

In presenza degli avvocati Buonaventura Sbraccia per il Marchese de Sterlich e Camillo de Martinis per i fratelli di Leonardo e con la presenza dell'ispettore del pubblico Demanio il barone Gigliani chiamato in causa contumace; il Tribunale di Teramo il 24 febbraio 1825 stabilì il seguente verdetto:
"La Sentenza di questo Tribunale ha dichiarato la sua competenza, nella Causa non è stata mai intimata agli opponenti di Leonardo e non può esserci luogo a deliberare nel merito se prima non si esegua intimazione, onde i medesimi possono fare conoscere al loro Patrocinatore che l'accettano oppure avvalersi dell'appello che sospende ogni ulteriore provvedimento. Si è concluso che il signor de Sterlich si metta in regola facendo intimare ai di Leonardo tale sentenza e che frattando non vi sia luogo a deliberate, tranne le spese."















