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LU BBONGIORNE DI PIANELLA

28 Giugno 2025
PASQUA 2025 - XXV^ EDIZIONE DELLA RAPPRESENTAZIONE STORICA

Remo di Leonardo - 8 maggio 2025 LACERBA

Quest’anno è andata in scena a Pianella la 25esima edizione della rappresentazione storica teatrale Lu Bbongiorne, anche se sono trascorsi ben 30 anni (1995-2025) dalla sua prima edizione e pubblicazione dei libri che racchiudono la storia e i versi satirici de“Lu Bbongiorne”.

Si tratta di un traguardo che nessuno si sarebbe immaginato di raggiungere. Una manifestazione singolare per il suo genere storico-satirico, appartenente alla tradizione pianellese, sicuramente tra le più importanti e longeve nel panorama abruzzese.

Un evento organizzato in questi lunghi anni dalle associazioni Pro Loco, “Amici di Eduardo”, “Piccola Compagnia del Corridoio”, “Arotron”, le quali, grazie alle loro competenze, hanno saputo mettere insieme esperienze umane ed artistiche magnifiche e forse irripetibili per il nostro paese.

Attori, figuranti, giullari, musici, sarte, artigiani, tecnici, autori dei testi, si sono prodigati per portare avanti la manifestazione insieme all’apporto di studiosi, storici, folkloristi che, con le loro ricerche, hanno contribuito ad una più vasta e documentata conoscenza sulle origini storiche de “Lu Bbongiorne”.

Complessivamente le venticinque edizioni dei libri pubblicati contengono, non solo 236 “giullarate”, 25 farse popolari dedicate alle “Balconate” e 25 versioni diverse de “la Predeche de S. Zelvestre” ma anche una serie di ricerche sulla storia de Lu Bbongiorne.  In questa edizione il libro viene impreziosito dalla pubblicazionedel “Il verbum Caro” dell'Arciprete Antonio Basilicati, che esercitò il suo ministero nella nativa Bacucco oggi Arsita, in vernacolo pianellese.

        Si tratta, in breve, di versi distintivi, salaci e pungenti che riassumono le spiccate caratteristiche di tutti i paesi e persino dei villaggi dell’Abruzzo Teramano, molto vicino allo stile e contenuto de lu Bbongiorne di Pianella.

LA TRADIZIONE DE “LU BBONGIORNE” A PIANELLA

Lu Bbongiorne è un’antica tradizione pianellese che si svolge tra la Pasqua e il Lunedì dell'Angelo; uno o più canterini, accompagnati da un’orchestrina, si recano per le vie del paese e salutano con strofe in rima dal contenuto provocatorio ed ironico tutte le famiglie, quasi a voler ufficializzare le dicerie ricorrenti.

La memoria collettiva del popolo pianellese, fa risalire l’antica tradizione de "Lu Bbongiorne" in tempi molto remoti. Alcuni storici locali lo fanno risalire ai tempi dei Longobardi quando parecchie famiglie

longobarde si stanziarono nell’agro pianellese; i nuovi padroni pretendevano “l’ave mattutina” dei Romani (I Clientes precedevano i signori per dare il buongiorno) ma questo “buongiorno” diventò salace e pungente soprattutto contro le angherie dei vecchi e nuovi padroni.  Si tratta di una tradizione legata molto verosimilmente alle attività canore e poetiche del 1100-1200, quando erano diffusi i cantori e i menestrelli.

Non è difficile, infatti, rappresentare quello che avveniva sulle piazze delle nostre città e dei borghi quando vi giungevano i giullari fra la gente accorsa a sentire, vi saranno stati scrivani, artigiani, contadini, naturalmente dotati, che avranno particolarmente gustato l’arte di quelli e si saranno sentiti portati ad imitarli.

Qualcuno si sarà poi trovato a creare, per proprio conto, brevi poesie secondo quei motivi e secondo quei ritmi. Nell’assenza di giullari e di cantori di professione, scrivani e popolani si saranno assunti le loro parti componendo e cantando con strofe da serenate, stornelli satirici e cantari di piazza.

Anche se non possiamo affermare che la cosa sia direttamente ricollegabile a “Lu Bbongiorne” tramandatoci dalla tradizione popola-re, comunque risulta antico l’uso di andare a Pianella, “burlando e cantando et o vero sonando” come appunto ci viene testimoniato da alcuni capitoli dello Statuto di Pianella del 1549.

GIUSEPPE PRETARA (CANTERINO)

Parte terza

Cap. 6 Jtem che non sia persona alcuna delle supradette che ardisca ne presuma andare cantando sonando pacpactiando avante ne poj sonate le tre hore dj notte per ditta terra dj Pianella et Caprara sotto pena de oncie venticinque de oro et altra reservata

Parte quarta

Al sexto se dice et replica che jn virtù de ipsa non possino esser jnquietate quelle persone che prima le tre hore di notte andassero burlando cantando o vero sonando come nel tempo de prima vera et altrj tempi che è solito farsi ma se ben quillj che poi le tre hore alle hore solite de cantaturj fossero trovatj.

È chiaro, la testimonianza in quest’ultimo capitolo, il riferimento alle ricorrenze in occasione di avvenimenti legati al lavoro di campagna come la mietitura, vendemmia, raccolta delle olive, feste del Carnevale e perché no alla Pasqua di Resurrezione a cui erano legati, prima dell’avvento del cristianesimo-cattolicesimo, gli antichi riti pagani annuali e stagionali di propiziazione e rinnovamento come processioni, danze, satire che avevano lo scopo non di un divertimento puro e semplice per sè stessi ma per il bene dell’intera comunità.

In un articolo comparso nel giornale “Il Risorgimento” anno IV n.394, del 1924 dal titolo “lu Bbongiorne di Pianella” si fa cenno alla tradizione de “Lu Bbongiorne” con la formazione della famosa Banda Musicale dei Diavoli Rossi (1863-1925).

Secondo alcune testimonianze orali, la manifestazione, durante il fascismo, riprese un certo vigore in quanto pare che proprio il podestà concedesse al popolo licenza di dare Lu Bbongiorne, quasi a riprendere i motivi della vecchia tradizione longobarda.

Anche se, in realtà, questa forma continua anche nel dopoguerra. Infatti, i cantori, più che rivolgersi verso tizio o caio attraverso una forma licenziosa e gratuita tendono a una forma di “deferenza”.

Negli anni quaranta e cinquanta, la tradizione de Lu Bbongiorne, continuerà in maniera saltuaria sino a quando, dopo un periodo di assenza, grazie all’iniziativa dei Sig.ri: Pozzi Tiberio, Minetti Angelo, Cicconetti Guido, di Pentima Tonino detto (Sanzone) ed altri, riprende con una certa assiduità. In questo periodo oltre a qualche elemento della vecchia Banda dei Diavoli Rossi troviamo ancora alcuni elementi della Vecchia Filarmonica.

Nel corso degli anni la tradizione procederà in modo discontinuo sino a quando, alla fine degli anni sessanta, riprenderà vigore grazie alla volontà del Sig. Cipriani Domenico (Mimì) ed al contributo di altri musici quali: del Biondo Romeo, Viola Antonio, dell’Oso Corinto, d’Urbano Pietro, Cipriani Antonio, Provinciali Tiziano, Tascione Aldo, Provinciali Dino, di Leonardo Remo, di Leonardo Dario e con il determinante apporto artistico del canterino Cicconetti Romano.

Diversi sono stati i musicisti, non pianellesi, che hanno suonato in occasione de Lu Bbongiorne, spesso molti di loro non tornavano l’anno successivo perché grande era la fatica che occorreva per suonare dalla mezzanotte alla mattina presto del giorno seguente.

Sino a questo periodo storico gli elementi musicali non venivano ancora pagati con una diaria precisa, ma ad essi toccava riuscire il Lunedì dell’Angelo con musiche popolari e de Lu Bbongiorne per la "questua" che successivamente veniva ridistribuita equamente. Arrivati agli anni ’80, grazie alla costituzione dell’Associazione Musicanti Pianellesi, del Presidente Gianfranco Aielli, il gruppo dei musici si infoltisce e sino agli inizi degli anni ’90, a suonare a lu "bbongiorne", saranno quasi tutti gli elementi della Banda musicale.

Con la fine dell’Associazione Musicanti pianellesi, molti di loro continueranno a portare avanti musicalmente questa secolare tradizione insieme agli allievi della Banda Musicale S. Cecilia guidata dal M° Donato di Martile. Il resto è storia dei nostri giorni.

Nel 1995 nasce per iniziativa dell’Associazione “Amici di Eduardo” la Rappresentazione Storica Teatrale de “Lu Bbongiorne", una manifestazione a sostegno de lu "Bbongiorne" tradizionale che mira a dare un supporto culturale e folkloristico all’ antica tradizione. Lu bbongiorne nel passato ha riguardato esclusivamente le famiglie abitanti residenti nel “paese” in particolare all’interno del suo centro storico.

Solo con la manifestazione della “Rappresentazione storica” del pomeriggio di Pasqua si inizia a prendere di mira alcune famiglie appartenenti all’agro pianellese.

ANDREA DI SANTE

ASPETTI   LINGUISTICI   DE LU BBONGIORNE

La forma poetica si basa o meglio si basava sul distico, formato da un esametro e da un pentametro corrispondente a due endecasillabi con rime baciate e disposte talvolta secondo una metrica varia.

Il distico ricorda il saluto dei canti a dispetto, tipico della canzone medievale popolare. Nel primo verso vi è racchiusa la battuta salace e pungente, spesso sostenuta dalla parola volgare e scurrile, riferita al cibo, sesso, a difetti fisici o pettegolezzi. Nel secondo viene indicato il nome o il soprannome della “vittima”, generalmente il capo famiglia a cui la battuta viene dedicata.

“L’aria leggera e lamentativa a mò di nenia ben si adatta al testo musicale andante e modulato secondo uno schema musicale statico, ripetitivo e standardizzato a cui si uniforma il testo pur con le variazioni contenutistiche e teatrali.

Le consonanze sia vocali che musicali, che simpatizzano tra di loro, smorzano la monotonia del ritmo uniforme”.

Lu Bbongiorne si esprime in una zona comunicativa di confine, infatti ha in genere un contenuto normalmente ascrivibile all’autore canterino, ma invoca e ottiene generalmente la condivisibilità generale, facendo appello alle indicazioni popolari.

I versi, pur risultando pungenti hanno natura squisitamente satirica come è stato riconosciuto da una ordinanza di archiviazione nei confronti di alcuni giullari e canterini dal tribunale di Pescara il 18.11. 1999.  Nel corso degli anni, quindi, “Lu Bbongiorne” tradizionale e la Rappresentazione teatrale non hanno mai subito delle condanne.  (1)

GIUSEPPE PRETARA, REMO DI LEONARDO, ALESSANDRO RAPATTONI

LA MUSICA DE “LU BBONGIORNE”

Il ritornello musicale che viene suonato in risposta al canto è molto simile anche in altre zone abruzzesi, dove questa tradizione è presente in periodi e forme diverse (Archi, Torino di Sangro, San Martino Sulla Marrucina, Gessopallena, Cerqueto di Fano Adriano).

Questa somiglianza, molto probabilmente, è dovuta al fatto che alla fine dell’ottocento, con il diffondersi della musica bandistica e quindi con il girovagare dei musici, alcuni appartenenti alla famosa Banda dei Diavoli Rossi di Pianella ne abbiano assemblato o assimilato la melodia alla stregua di vecchi motivi popolari (napoletani?).

MUSICI E CANTERINI 

Per quando riguarda i musici le notizie sono purtroppo dispersive in quanto, i musicanti, cambiavano spesso di anno in anno e quindi non facilmente memorizzabili. Comunque per quanto riguarda la fine dell’ottocento ed inizi novecento possiamo dire che quasi tutti i musici erano elementi della Banda dei Diavoli Rossi. Successivamente negli anni ‘50  a costituire il gruppo dei musici saranno alcuni elementi della Filarmonica. Mentre negli anni ’60 e ‘70 ad affiancare i musicisti locali, guidati da Mimì Cipriani, saranno alcune elementi venuti da fuori Pianella. Solo con la costituzionenegli anni ’80 dell’Associazione Musicanti Pianellesi e poi nel 2000 con l’Associazione S. Cecilia gli elementi torneranno ad essere tutti di Pianella. Mentre solo per citarne alcuni tra i “canterini” più longevi ricordiamo in ordine di tempo: Turnelle (soprannome); Francesco Pietrangelo, Capichiuve; Marcello d’Ambrosio; Egizi Federico Egizii; Francesco Bevilacqua Francesco, l’Hummenocce; Angelo Minetti; Romano Cicconetti; Ageo Ciampoli, Ciambulitte, Riccardo di Sante, Bonafede, Di Rocco Pierpaolo Di Rocco, ,Sergio del Grammastro, Margharite Pretara Giuseppe (1)

RAPPRESENTAZIONE STORICA 

“Lu Bbongiorne” del pomeriggio di Pasqua nasce nel 1995 grazie all’Associazione Culturale “Amici di Eduardo” di Pianella, rientrando nella categoria della poesia scherzosa, giocosa, non impegnata, alla portata della cultura popolare.

Uno o due giullari da sopra un carro, accompagnati da alcuni musici, girando per le vie del paese e trainati da alcuni “contradaioli”, con versi rimati satirici ed ironici che richiamano il genere della farsa e della “giullarata” salutano alcuni capi famiglia anticipando e facendo conoscere, ad un più vasto pubblico, la forma de Lu Bbongiorne tradizionale.

Lo spettacolo viene supportato ed intermezzato dalle “balconate”, rappresentazioni teatrali che richiamano l’arte del teatro itinerante popolare e la bellezza dell’antico schema del contrasto amoroso, usando un modello di linguaggio proprio, tanto ricco ed impreciso, come quello dei giullari e attori vagantes.

Il momento più atteso dal popolo è sicuramente la “Predeche de S. Zelvestre”, una parodia legata all’antica tradizione medioevale del cosiddetto risus paschalis.  Durante i giorni di Pasqua era consentito il riso e gli scherzi licenziosi persino in chiesa, dal pulpito il prete si permetteva racconti e scherzi di ogni genere, con lo scopo di suscitare nei suoi parrocchiani, dopo un lungo digiuno e una lunga penitenza, il riso gioioso come una rinascita allegra.

LE BALCONATE

A supporto de Lu Bbongiorne in versi si svolgono le ‘Balconate’, uno spettacolo suggestivo carico di elementi scenici che richiamano il teatro itinerante dei “cuntatori” e del Teatro di Piazza. 

Giullari ed attori si esibiscono sopra un grande carro e balconi di antichi palazzi affrontando e riscoprendo la poesia giocosa e popolaresca, la narrazione scenografica delle farse sono per lo più originali.

ASPETTI LINGUISTICI

La forma linguistica dialettale usata dai giullari nelle suddette opere e il contenuto risultano abbastanza incisive e comunicative.

Esse, abbandonano la forma di lingua per assumere vesti di linguaggio, richiamando  proprio l’arte del teatro itinerante dei giullari e attori “vagantes” i quali, facendosi possessori di un patrimonio nuovo composto, più che di un singolo dialetto, da più dialetti vicini geograficamente, ma essenzialmente autonomi, generando una lingua indeterminata,  un modello di “linguaggio” proprio, tanto ricco ed impreciso, che lo valorizzi e lo avvicini in qualche modo all’ antica parlata del tardo medioevo abruzzese, riscoprendo vocaboli dialettali ormai in disuso che ritroviamo  nello Statuto di Pianella del 1549.

LA PREDICA DI “SAN ZELVESTRE” 

Insieme a “Lu Bbongiorne”, “Giullarate”, “Balconate”, credo che si possa affermare che ormai nella tradizione popolare pianellese sia entrata a far parte anche “La Predica di S. Zelvestre”, una sorta di parodia nei confronti del Santo Patrono (S. Silvestro) che è posto sopra l’Arche de Fore la Porte, antica Porta di Santa Maria posta all’ingresso del centro storico. Questa parodia ricorda l’antica usanza del “risus paschalis” quando era permessa in tempo di Pasqua, dopo i digiuni e le penitenze della Quaresima, una leggera euforia  scaturita da battute, scherzi e racconti allegri, parole più volgari e scurrili del solito o come ancora in uso in alcune regioni, la tradizione derivante direttamente dalla commedia dell’arte, di celebrare la “morte del Carnevale”, il quale prima di morire, fa testamento e sotto questo pretesto denuncia tutte le malefatte compiute durante l’anno dai singoli componenti della comunità come se con quella specie di pubblica confes-sione, la collettività si libera di tutti i suoi peccati e può muovere pura e serena verso il nuovo anno.

La parlata usata dai giullari, in questo caso, è quella del dialetto pianellese una koinè appartenente all’area teramana–vestina, arricchita da alcuni vocaboli del volgo “lu parlà pulete” cioè il tentativo, da parte del volgo, di parlare la lingua italiana. Nel 2002, in omaggio a “Lu Bbongiorne” di Pianella, il Prof. Giuseppino Mincione scrisse dei versi con musica del M° Antonio Piovano.

Nota 1.  Per maggiori approfondimenti: R. DI LEONARDO, “Lu Bbongiorne” Satira popolar in versi, Edizioni 2025.

Bibliografia:

R. DI LEONARDO, “Lu Bbongiorne” Satira popolar in versi, Edizioni dal 1998 al 2025.

V. MORELLI – R. DI LEONARDO “Lu Bbongiorne” Satira popolar in versi, Ass. Culturale “Amici di Eduardo, Deltalito 1997.

V. MORELLI, Historie Planella, 1979,

V. MORELLI, Racconti popolari

L.  TOSCHI, Le origini del Teatro italiano, Torino, 1955, pag. 224

M.  HUGO RHENER, Miti greci nell’interpretazione cristiana, Bologna,1971

L. TUSSI, Il Rinascimento e la centralità dell’uomo, La storia del riso nella festa popolare.

D. DI VIRGILIO, Perciò Torniamo voi a saluravi ancora, il buongiorno nell’area frentana e nelle province di Pescara e Teramo. Arti grafiche Picene, Maltignano(Ap), 2012 marzo.

E. GIAMMARCO, Storia della cultura e della letteratura abruzzese, 1969

E. MARRONE, Il granaio d'Abruzzo dal comune all'età Farnesiana. Pianella: lo statuto del 1549 (II ed.). Il catasto del 1746. Documenti editi ed inediti. Editore Tracce (1 agosto 2012).

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