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DOCUMENTI "i Cambacèrès dalla Francia all'Argentina fino ad arrivare in Abruzzo"

di Paride MARIOTTI -

Famiglia nobile francese che vanta tra i suoi avi il giurista e politico Giangiacomo Cambacèrès (1753-1824) capo della Cancelleria dell'impero francese e braccio destro di Napoleone Bonaparte il quale lo nominò duca di Parma dal 1808 al 1814.

Dalla stessa Casata del Console Giangiacomo proveniva Pietro Cambacèrès (1746-1846) figlio di Leonardo Francesca Marrazel,che sposò Isabella Durante dei Conti di Nimes.

IL loro primogenito, Giuseppe Antonio, grazie agli ottimi requisiti ottenne un contratto con la famiglia spagnola dei Larrea. L'accordo comportava anche il suo trasferimento a Buenos Aires per dirigere i loro commerci, così nel 1828 si imbarcò dalla Francia e raggiunse l'imprenditore e politico Juan Larrea (1782-1847).

Quattro anni dopo,il 4 febbraio 1832 l'ingegnere Giuseppe Antonio Cambacèrès (1801-1875) sposò a Buenos Aires Leocadia Rufina (1814-1878) dalla quale ebbe 6 figli:

Antonio Ciriaco (1833-1888), Secunda (1839), Leocadia Rosa (1835-1902), Eugenio Modesto (1843-1889), Alfredo Emiliano (1848) e Delfina Josefina (1860-1887).

Antonio seguì le orme del padre diventando un grande commerciante e allenatore di bestiame, fu anche Senatore e più volte deputato Provinciale di Buenos Aires.

Eugenio fu uno scrittore e un politico dal temperamento appassionato e schietto che lo resero molto popolare in Argentina.

La loro sorella Leocadia Rosa si innamorò del colonnello Silvino Olivieri che nella metà del 1800 col fratello Michele era a Buenos Aires per partecipare alla Guerra d'indipendenza.

Nel 1853 dopo aver difeso la città con una legione italiana sotto il suo comando,il colonnello Silvino decise di ripartire per l'Italia,ma non prima di sposare la giovane Leocadia, con la promessa che sarebbe tornato.

L'anno seguente Leocadia partorì Silvina, ma il padre non riusci a conoscerla, arrivato in Italia, nonostante fosse sotto falso nome, venne scoperto e arrestato.

Dopo essere stato scarcerato Silvino fu mandato in esilio a Bahia Blanca,una città a più di 600 chilometri da Buenos Aires. Qui nel 1856,mentre era in procinto di organizzare una colonia militare, a seguito di un complotto,venne assassinato da uno dei suoi uomini.

Leocadia Rosa con la piccola Silvina si trasferì in Italia sotto la protezione della famiglia Olivieri.

A Buenos Aires aveva lasciato la sua famiglia,tra cui la sorella nata quando lei era già in Italia con la quale si era particolarmente legata.

Così quando nel 1874 Leocadia partorì la seconda figlia, frutto del suo secondo matrimonio con Michele Olivieri, decise di darle lo stesso nome"Delfina".

Silvina Ernestina Olivieri Cambacèrès qualche anno dopo andò in sposa al Marchese di Casalincontrada, Gesualdo II de Felici di Pianella e nel 1880 fu la musa inspiratrice della seconda edizione dell'opera il "Primo Vere" di Gabriele d'Annunzio.

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