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ALCUNE CONSIDERAZIONI ETIMOLOGICHE SUL NOME DI PESCARA

Dal volume miscellaneo per il Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze - XXVedizione Selezione di Poesia "G. Porto" dicembre 2024.

Daniela D'ALIMONTE

Pescara è una delle città capoluogo di provincia della regione abruzzese, situata sulla costa adriatica, a circa 4 metri s.l.m., sviluppatasi attorno alla foce del fiume Aterno-Pescara. Il suo territorio, di 34,33 chilometri quadrati, è confinante con quello di Chieti, Francavilla al Mare, San Giovanni Teatino, Montesilvano e Spoltore.

In epoca romana fu chiamata Vicus Aterni, dal fiume Aternum che lambiva l'abitato e l’etnico antico era, come ben documentato, ‘Aternini’. L’area ha sempre beneficiato della sua collocazione geografica. La sua importanza strategica fin dall’antichità è sorretta da attestazioni archeologiche, epigrafiche e letterarie che inducono a vedere, nell'indicazione attribuita ad aternum da Strabone, già il significato di città (Strabone, Libro 2, in Geografia, vol. 4, 14-23). In effetti è stata provata l'esistenza ininterrotta dell'agglomerato urbano di Aternum quantomeno dal primo secolo avanti Cristo.

In età imperiale veniva indicata anche come Ostia Aterni (così riportata nella Tabula Peutingeriana), in riferimento alla sua collocazione alla foce sempre dell'Aterno e alla sua caratteristica di porto sfruttato per il commercio dai popoli Vestini, Peligni e Marrucini per i rapporti marittimi con la sponda opposta dell’Adriatico. Il movimento commerciale tra Aternum e Roma si sviluppava invece attraverso la via Tiburtina Valeria; con le invasioni barbariche, e poi dei Longobardi, lo stesso porto vide lentamente la distruzione.

Il nome antico, derivato dal fiume Aternus, risale etimologicamente ad una base ater, atro- ‘nero, oscuro’ con la quale è connesso un relitto lessicale prelatino ater ’nero’ e anche, specificatamente, quello umbro atru. Sicuramente è la stessa all’origine dei toponimi Hadria, oggi Venezia, Hatria oggi Atri, in provincia di Teramo, ma anche Hadranum, l’attuale Adrano in Sicilia. La forma è poi da confrontare con l’antico etnico atrani popolo dell’Apulia e dell’Hirpinia. Il nome è ancora oggi usato per indicare il corso superiore del Pescara; probabilmente era stato originato in riferimento al colore particolarmente scuro delle acque o, ancora, come ha notato qualche studioso, dal fatto che, lungo il corso, fossero presenti, nelle rocce, vene di bitume.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e le invasioni barbariche, le attestazioni storiche di Aternum si fanno sempre più sporadiche. L'abitato dopo una prima fase di ripresa nell'XI secolo, conoscerà una lunga fase di declino e spopolamento; l’Antinori scrive tuttavia che nel 1145: “Ristaurò il Re Ruggieri notabilmente il porto di Pescara; ed in memoria se ne appose di essa l’Iscrizione. Benché non si sappia precisamente ciò che egli fece, sembra pur nondimeno che al lido del mare facesse tendere e fabbricare uno, o due braccia di muri di mattoni cotti, e di opera non volgare, anzi corrispondente alla magnificenza di lui”. 

Nel Medioevo la città assunse progressivamente la denominazione di Piscaria da cui oggi Pescara, nome anche del corso inferiore del fiume fino a Popoli. L'abitato di Aterno-Pescara fu per un lungo periodo, tra le pertinenze dell'abbazia di Montecassino, nel ducato longobardo di Benevento e in seguito in quello di Spoleto. In una cartula del 1006 dell’Instrumentarium del Chronicon casauriense vengono citati sia il fiume Pescara che il luogo vero e proprio, in relazione alla concessione di terreni da parte dell’abate Giselberto: quomodo currit in fluvio Piscaria et fine Piscaria. E poi qualche rigo più avanti: in territorio teatino, in ipsa plana de Piscaria.

Con questo nome la località viene citata anche nel Regesto di Farfa, nel Chronicon farfense e nelle Rationes decimarum Italiae.

Passando all’analisi etimologica del toponimo occorre dire che gli fanno riscontro varie omonimie in tutta Italia come la località calabrese Pescara, Pescara del Tronto nelle Marche, Pescara in provincia di Ferrara e altrove.

Si tratta anche in questo caso dell’evoluzione di una voce latina, piscaria, derivata dall’aggettivo piscarius (piscarius, a, um) ‘relativo ai pesci’ il quale poggia, secondo qualche linguista, su una formazione ellittica del tipo civitas o urbs piscaria . L’aggettivo a sua volta deriva dal latino piscis ‘pesce’ e riguarda anche la formazione relativa al fiume: ad fluvium Piscarium documentata da Paolo Diacono tra l’807 e l’810, nella sua Historia longobardorum, con allusione all’abbondanza di pesci che si ritrova, tra l’altro, anche in un passo del Chronicon casauriense: Piscaria nempe, vel quia iuxta sui magnitudinem piscium multitudine caret, vel propter pisces, quos valde saporosos et caros habet, tale nomen accepit ‘Piscaria prese questo nome sia perché manca per moltitudine la grandezza dei pesci sia perché i pesci che ha sono  preziosi e saporiti’. Piscaria è però anche neutro plurale con una motivazione semantica propria di ‘peschiera, luogo dove ci pescano pesci’, locus ad piscandus apta’ e credo che questa sia in tal caso l’accezione più giusta che ha dato il nome al luogo e che giustifica anche la ricorrenza varia in altre parti di Italia del toponimo. Le piscaria erano dunque luoghi dove si poteva pescare, adatte alla pesca, zone in cui, grazie alla presenza di acque, si verificavano alcune condizioni favorevoli per la pesca. Vale la pena sottolineare come anche le altre Pescara si trovino come centri ubicati lungo corsi di acqua o alla loro foce; si pensi a Pescara del Tronto in relazione all’omonimo fiume o a Pescara frazione di Ferrara nelle vicinanze del Po, da cui è divisa dall'argine destro. Già nel IX secolo la forma Piscaria indica comunque sia il nome del fiume che della città. Un accenno all’etimologia di Castellammare che è assai trasparente ed è ricorrente in varie parti d’Italia: il toponimo è composto da due parti, la prima in relazione all’aggregazione demica, e quindi alla costituzione del castello, nel luogo come centro fortificato, su una altura; la seconda in riferimento al mare; l’aggettivo ‘adriatico’ serviva a distinguerlo dagli altri centri omonimi della penisola. In dialetto il nome della città è Piscarë. L’etnico è pescarese al singolare, pescaresi al plurale; in vernacolo diventano rispettivamente: piscarésë e piscarìsë.

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