
di ELSO SIMONE SERPENTINI.
La mattina del 19 gennaio 1862 a Pianella il Delegato di Pubblica Sicurezza Pasquale D'Elia, assistito dall'appuntato Cesare Franchini, per incarico ricevuto dal Sotto Prefetto di Penne, si portò nella masseria di Donato Gagliardi per accertare se lo stesso detenesse le armi che aveva detto di avergli lasciate in deposito e non restituite Nicola Persichini, che si trovava detenuto nel carcere di Teramo con l'accusa di brigantaggio. Li accompagnavano e li scortavano un drappello di dodici militi e tre guardie di pubblica sicurezza, oltre ai testimoni Vincenzo Iestorio e Gabriele Lamberti di Pianella. Fu effettuata una perquisizione che risultò senza esito. Gagliardi dichiarò che un tale Serafino D'Anastasio tempo addietro gli aveva portato una lettera di Nicola Persichini con la quale gli si chiedeva la restituzione della roba che gli aveva lasciato o, in cambio, 5 o 6 piastre.
Venne fatto chiamare Serafino D'Anastasio, figlio del fu Silvestre, di anni 65, vetturale di Pianella, venne interrogato e riferì che nel mese dello scorso settembre aveva ricevuto una lettera del detenuto Persichini a lui diretta. L'aveva aperta e aveva letto che lo si in invitava ad andare da Gagliardi a fargliela leggere e farsi consegnare da lui 6 piastre oppure gli oggetti che gli aveva lasciato. Così aveva fatto, era andato da Gagliardi e gli aveva fatto leggere la lettera, ma Gagliardi gli aveva detto che non conosceva chi l'aveva scritta e se rimaneva ancora un po' nella sua masseria sarebbe ricorso a qualche eccesso. Così se ne era andato e poi era andato a trovare Persichini e gli aveva riferito la risposta di Gagliardi. Quest'ultimo venne tratto in arresto e tradotto nelle carceri giudiziarie di Penne.















