
di PARIDE MARIOTTI.
Antonio D'Annunzio (nonno adottivo di Gabriele D'Annunzio) e Giovanni Flaiano (avo di Ennio Flaiano) erano legati da grande amicizia e non solo..
Questa è la storia:
Giovanni Flaiano di Pescara tentò la carriera commerciale, fu debitore come bancarottiere fraudolento con formale fallimento pronunciato dal Tribunale di Chieti nel 1855. All'epoca il Sindaco era Antonio D'Annunzio, ricco proprietario e fortunato nei commerci, il quale si occupò del patrimonio del fallito, vendendo le mercanzie e impossessandosi della casa.
Vista l'impunità di Flaiano, i creditori fecero ricorso presso il Tribunale e ne conseguì un'ordinanza eccitatoria contro D'Annunzio il quale implorò una dilazione fino al 14 luglio 1861 onde presentare il conto della gestione. Si ignora che cosa sia avvenuto della ricchezza del fallito, la casa tornò in uso a Giovanni Flaiano, amico di Francesco (padre di Gabriele D'Annunzio) figlio adottivo di Antonio D'Annunzio con cui passeggiava in carrozza.
Flaiano ritornò alla carriera commerciale come socio e committente di D'Annunzio e del suo parente Manetti, recandosi ad Ancona e Napoli per acquisti di ingenti quantità di mercanzie con avalli e cambiali. Gaetano Manetti viveva nella casa di Antonio D'Annunzio, suo segretario da lunghissimo tempo, era il suo consigliere oltre aver ricevuto la commissione di siglare per lui imitandone abilmente la firma.
Svariate furono le attività commerciali con firma di Flaiano e quella contraffatta di Manetti, che con la complicità di D'Annunzio e del figlio Francesco macchinarono una frode.
Nel 1862 allargarono il credito con il fornitore Blumer e Jenny di Ancona, di conseguenza il loro intermediario Angelo Moscato si diresse a Pescara per conoscere la volontà di don Antonio a garantire gli acquisti di Flaiano. Gli fu risposto che non sapeva nulla in merito,ma di non preoccuparsi che "per il suo compare Flaiano" avrebbe fatto un'eccezione.
Seguirono più di 9 telegrammi, tutti portati nel domicilio di Antonio D'Annunzio e consegnati a lui personalmente senza nessuna risposta. Nel gennaio del 1863 giunse ad Ancona Cetteo Madrigale di Pescara, conducente di una barca di proprietà di D'Annunzio, il Moscato gli espose la gravità del caso inducendolo a partire immediatamente per Pescara.
Il 28 gennaio rispose il Manetti con firma di D'Annunzio,che il motivo del ritardo del pagamento era dovuto per mancanza di Pescara,Chieti e Francavilla delle carte per le cambiali.
Vista l'immensa menzogna, il 4 marzo 1863 gli incaricati Sabbato Moscato e Giuseppe di Salvatore Coen si recarono a Pescara in casa D'Annunzio per avere spiegazioni, qui c'era anche Giovanni Flaiano il quale con il più freddo cinismo dichiarò: "si le cambiali le ha falsificate Gaetano Manetti d'accordo con me", senza essere per nulla sorpreso Antonio D'Annunzio dichiarò a sua volta di non sapere nulla dei telegrafi, delle lettere e dei debiti di Flaiano.
Per concludere il complotto, ci fu la dichiarazione di "Francesco" figlio adottivo di Antonio D'Annunzio che raccontò di aver trovato Manetti febbricitante nel suo letto e prendendo un foglio gli fece emettere una dichiarazione dove con enfatico linguaggio espose di essere stato indotto da Flaiano a mentire e falsificare le cambiali.
Entrambi i colpevoli furono arrestati in maniera preventiva, Antonio D'Annunzio in quanto gravemente indiziato, sottrasse dalla sua abitazione le lettere ricevute e i libri di commercio lavorando le pagine riguardanti i mesi di dicembre 1862 e gennaio 1863. Seguirono le varie cause e conflitti di giurisdizioni tra i vari tribunali, ma da tutta questa storia si evince le personalità dei vari personaggi, in particolare di Giovanni Flaiano e Francesco padre del poeta Gabriele D'Annunzio.
Francesco Paolo D'Annunzio questo era il suo nome, nasce nel 1838 da Camillo Rapagnetta e Rita Lolli. La sorella Anna Lolli, dopo la morte del primo marito, sposò in seconde nozze un facoltoso commerciante ed armatore Antonio D'Annunzio, la coppia non avendo figli nel 1851 ne presero uno in adozione e fu così che prese il cognome del padre adottivo.
All'epoca dei fatti da me raccontati, Francesco aveva 26 anni ed era sposato con Luisa de Benedictis erede di casato signorile. Abitavano nella casa paterna e avevano due figli, il secondo di appena due anni di nome Gabriele che sarebbe diventato il futuro poeta. Come ampiamente documento, Francesco ebbe una vita disordinata che si ripercosse anche nella sua attività di amministratore Comunale di Pescara interrotta nel 1887. Entusiasta delle precoci doti letterarie del figlio Gabriele fece pubblicare a proprie spese nel 1879-80 due edizioni del "Primo Vere", in seguito però a vicissitudini della vita nacquero tra padre e figlio rapporti di astio e avversione che culminarono in un allontanamento.
Francesco D'Annunzio muore il 5 giugno 1893, solo e fuori dalla sua casa in quanto si era trasferito in quella di Madonna del Fuoco (Pescara) con un'amante a cui ne succedettero tante altre.
Gabriele D'Annunzio tornerà a Pescara dopo la sua morte, per occuparsi principalmente della madre ormai ridotta in miseria e oberata di debiti e ipoteche contratti dall'infedele marito.




















