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IL CANTO POPOLARE ANONIMO È PATRIMONIO DI TUTTI

9 Settembre 2024

di GABRIELLA SERAFINI.

"Cicirinella teneva teneva. Che teneva? Che teneva?"

Oramai è una domanda diventata virale. Tutti cantano, tutti chiedono. In genere si dice che la curiosità è femmina, ma questa volta tutti si sono appassionati alle indagini….

Già, perché la Notte dei Serpenti è diventata un giallo….oltre che il grande rito collettivo della cultura popolare abruzzese, evento seguitissimo sia da chi è venuto allo spettacolo nel teatro del mare di Pescara a luglio, sia da chi ha seguito la trasmissione su RAI 2 ad agosto.

La trasmissione televisiva improvvisamente scompare da youtube: cosa è successo al grande evento progettato e realizzato dal M° Enrico Melozzi, abruzzese purosangue, ma grande musicista classico che ha consacrato alla fama molte canzoni pop presentate a Sanremo?

Tutta colpa di una canzonetta popolare: Cicirinella colpisce sempre nel segno…ma questa volta non c’è niente di allegro, di spassoso!

Si è aperta, o meglio una band, che esegue canzoni folk, ha aperto una querelle non da poco: la band si ritiene proprietaria della canzone "Cicirinella teneva teneva" e, rivendicando i diritti di autore, giunge ad un’azione di blocco dell’intera trasmissione. Il Maestro afferma a gran voce e con grande impegno che la canzone Cicirinella da lui eseguita non può considerarsi un plagio per tutta una serie di motivi che ha ben spiegato e dimostrato, supportato dal Prof. Serpentini che da esperto giallista, ha trovato prove e controprove per ricostruire la verità.

A questo punto gli spettatori televisivi e quelli che hanno affollato lo spettacolo dal vivo sono curiosi: cosa sta capitando? Cicirinella che teneva? Che teneva?

Anche il Dr. Damiano, da arguto pennese non perde l’occasione per un commento salace e mi fa: “Cicirinella teneva teneva. Che teneva? Che teneva?”.

E’ curioso anche lui di sapere gli sviluppi, come ogni abruzzese, compresi i detrattori, i guerrafondai e perfino gli invidiosi.

Allora cedo anche io, per correttezza di informazione e per far conoscere il punto di vista di chi quel nuovo testo l’ha scritto.

Il Dr. Damiano, a proposito di Cicirinella, si complimenta per aver recuperato l’immagine di una donna abruzzese che ha sempre avuto una tempra d’acciaio nella guida della famiglia, coraggiosa nei momenti di difficoltà, grande lavoratrice e aggiunge: "la femmene allatteje, abbadeje, ammasseje!"

Sono contenta: il messaggio è passato!

Nel nuovo testo, Cicirinella teneva una casa, un luogo accogliente, con panni stesi al sole… e già si avverte il profumo di bucato…, la porta aperta …e ti fa l’eco “entre, entre!” …, ogni giorno preparava una tavola bella dove si sedevano per gustare ciò che con amore era stato preparato, ”assìttete e magne nghi nu’!”.

Cicirinella teneva le mani preziose, sapeva fare tutto e aiutava tutte le persone d’animo buono (cristiàne)…era l’antesignana dell’auto mutuo soccorso: nel raccolto dei prodotti della terra, nella cucina nei momenti di festa, nelle nascite, nella morte, sapeva dare coraggio per nuove imprese o sacrifici, per avventure e nuovi orizzonti.

Cicirinella teneva un cuore d’oro, puro e sincero e come una stella splendeva nel firmamento delle comunità agricole, quando nelle famiglie patriarcali i ruoli erano ben definiti.

Cicirinella aveva un nome forse era un soprannome, la chiamavano Luisella…

Qui la spiegazione si fa più specifica perché, se nelle strofe precedenti era stata recuperata l’immagine di una Cicirinella come donna prodiga e solidale, in questa è stata lasciata un’aria di mistero, perché nella figura di Cicirinella si potrebbe riscontrare Luisa San Felice. Secondo le ricerche del Prof. Serpentini, questo personaggio controverso potrebbe aver ispirato questa filastrocca, ma non si hanno prove certe, di certo c’è che Luisa San Felice fu un personaggio complesso, estroso, amante del Ferri e del Cuoco, donna molto amata dal popolo, aveva tante cose ma perse tutto: beni e onore e alla fine fu giustiziata nel 1800 .

L’accenno storico offre l’opportunità di echeggiare un canto napoletano antichissimo, carico di storia che ci riporta al tempo in cui l’Abruzzo faceva parte del Regno di Napoli, anonimo e trasferito oralmente come una filastrocca diffusa in molte regioni e sottoposta a tante variazioni di temi e di melodie.

In questa querelle, dopo che le carte e le prove hanno ripristinato la verità da un punto di vista giuridico, è bene precisare che la versione eseguita nella Notte dei Serpenti è completamente diversa dalle altre; questa era l’intenzione del M° Melozzi fin da subito. Per giungere alla versione finale, sono state fatte una serie di ricerche su gran parte delle versioni cantate in pubblico, sui CD con le versioni più moderne, sugli archivi sonori di etnomusicologia provenienti da diversi fondi privati da cui sono state recuperate le versioni abruzzesi più antiche.

La prima versione, quella raccolta da Elvira Nobilio nel 1958 nella zona di Penne, si intitola "Cicirinella Teneva Teneva" e dall’audio si desume un ritmo sostenuto e una voce maschile che ripete velocemente:

"Cicirinelle teneva teneva teneva teneva

Teneva teneva, teneva teneva teneva teneva

Teneva teneva teneva teneva teneva

Cicirinella teneva nu galle che tutte li notte jeve a ccavalle,

jeve a ccavalle di li femmene belle

ere lu galle di Cicirinelle.

Cicirinelle teneva teneva ….

teneva na gatta belle …."

Carlo Di Silvestre raccoglie una versione di Cicirinella (N. 117) nella zona di Arsita e la registra nel 1999

"Cicirinella tineve nu ciucce

che (….) a nu belle cantucce

ma teneva n’occhiette bbelle

s’assomiglia a Cicirinelle.

Cicirinelle teneve nu galle

tutte la notte jeve a cavalle

Ma teneve n’ucchiette bbelle

s’assomiglia a Cicirinella

Cicirenella teneva nu cane

chi muccecheve a li donne cchiù bbelle

Cicirenelle teneve na gatte

tutte lu giorne andava a spasse

acchiappave lu surgitelle

e vive la gatte di Cicirinelle".

Nicoletta Spagnoli e Annamaria D’Ugo, nella zona costiera del vastese in provincia di Chieti, Casalbordino, nel 1969 raccolgono una versione "Cicirinelle teneve nu yalle", senza ritornello, che, pur nella brevità, riporta di Cicirinella che teneva nu yalle, na gatta… nu cane.

Carlo Di Silvestre nel 1993 raccoglie nella zona di Farindola una versione di Cicirinella in cui i suonatori di organetto propongono ritmi veloci, più tesi alla rapidità di esecuzione che alle parole.

Nella zona tra Cellino e Cermignano, più recentemente, è capitato che venisse raccolta e diffusa una versione più osè di Cicirinella. Vincenzo Cori e Federico Del Papa, attraverso l’associazione Eco tra i Torrioni, hanno diffuso e registrato alla Siae un CD dal titolo “Ggente de… ôme dice” con diversi canti raccolti nelle campagne tra cui Cicirenella Teneva Teneva.

Dalle indagini del Prof. Serpentini emerge che forse a scrivere la versione più diffusa nell’ultimo periodo, ci sia lo zampino del Dr.Sergio De Carolis, direttore del coro di Bisenti e per alcuni anni consulente del gruppo (peraltro già esistente) dei Bifolk di Cermignano.

La curiosità è femmina e la ricerca complessa mentre sulle pagine fb, su youtube imperversa una tempesta giuridico-mediatica!

“Sergio, dimmi, sei tu l’autore di Cicirinella teneva teneva, quella con allusioni un po’ spinte? Non ti facevo amante di versioni di questo genere…”

“NO! Già! Io ho inserito solo il tormentone: che teneva che teneva! Mi capisci? E la canzone l’ho proposta al gruppo dei Bifolk che già da anni cantava questo tipo di repertorio!”

E il buon Sergio racconta di una versione osè tratta da un libercolo, contenente sia canti religiosi che canti goliardici, diffuso dal Prof. Delli Compagni che aveva insegnato dalle parti di Cellino/Cermignano. Questo canto era diffusissimo nelle campagne e forse il Professore, da letterato qual era, aveva trascritto su alcune pagine le parole (la stessa operazione era stata fatta nella zona di Montefino-Bisenti con il "Verbum Caro" del Bacucco, che era stato trascritto dal Maestro Pompei e le copie erano diffuse ovunque).

Si è trattato di una modalità di trasmissione scritta di una tradizione orale!

A quell’epoca il Dr. De Carolis ha rimaneggiato la linea melodica inserendo il tormentone “che teneva che teneva” e ha voluto realizzare una registrazione. Ovviamente, si è recato presso una sala di incisione e ha proceduto tecnicamente a lasciare traccia dell’esecuzione.

L’Eco dei torrioni, il gruppo Bifolk, i Tequila e Montepulciano band e tante altre band folk, negli eventi di piazza, hanno diffuso questa versione, che si è allontanata enormemente da quelle filastrocche cantate dalle nonne per addormentare i bambini.

In conclusione, alla fine degli anni ’90, soprattutto nella zona Cellino/ Cermignano viene raccolta una versione di Cicirinella teneva teneva goliardica e spinta.

Resta il fatto che ci troviamo di fronte a versioni completamente differenti sul territorio abruzzese, che in qualche modo dimostrano come, negli anni, la tradizione orale abbia piegato un canto filastrocca alle necessità e ai gusti che via via si sono modificati. Tanto che è del 93 la versione in cui la musica si fa veloce e sostenuta, mentre è del 2000/2010 la versione più spinta e carica di allusioni che comincia a circolare sui supporti cartacei, audio con CD e video su youtube e ne decreta la massima diffusione.

Fin qui nulla da eccepire: si è trattato di trascrizioni e a volte di elaborazioni di opere della tradizione popolare che si devono intendere di "pubblico dominio” e anzi, permette alla tradizione di trovare una linea di continuità tra passato e presente. Chi ha registrato la canzone "Cicirinella" ha fatto sempre riferimento a una versione di canto popolare anonimo, così come tramandato nel tempo. Il problema sorge quando il canto anonimo e popolare viene considerato canzone di autore solo perché se ne attribuisce impropriamente la paternità.

Ma può un autore attribuirsi la paternità di un canto popolare anonimo diffuso in tutta Italia?

Tutto semplice? Proprio per niente!

Se da una parte c’è la norma sulla tutela dei diritti d’autore, mi chiedo perché non ci sia una norma che vieti il saccheggio improprio della tradizione popolare.

Se un canto popolare anonimo è di pubblico dominio, significa che è un patrimonio a cui tutti possono accedere come riproposizione, elemento ispiratore o rielaborazione, basta indicare l’origine.

Il diritto d'autore nasce con la creazione dell'opera. Se qualcuno rielabora un canto di altri non può certo dimostrare di essere l’ autore dell'opera e di averla creata per primo.

Grande è stato il M° Melozzi, conoscitore anche della canzone popolare abruzzese, perché ha saputo darle rilievo attraverso un’operazione mediatica che ha richiesto un grande sforzo e una grande energia . Mi viene da dire a quanti hanno tramato nell’ombra, a coloro che facevano un contraltare da puzza sotto il naso, a coloro che avrebbero sfruttato volentieri l’onda mediatica: giù il cappello e applaudite chi ha fortificato la tradizione!

Bisogna ringraziare tutti gli etnomusicologi che hanno creato archivi interessanti, ma oggi sarebbe proprio un peccato vedere che mani improprie utilizzino quei materiali come propri. Dobbiamo ringraziare chi tiene viva la tradizione attraverso riproposizioni anche creative… ma basta saccheggi: i canti popolari sono di tutti e ricchezza da custodire per le generazioni future!

Concludo con la versione completa di "Cicirinella" eseguita nella Notte dei Serpenti, registrata come canto anonimo, nuovo testo di Gabriella Serafini, arrangiamento di Enrico Melozzi

"Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva na case

porte, finestre e pinne spase

ogni jurne na tavula belle

ere la case di Cicirinelle

ogni jurne na tavula belle

ere la case di Cicirinelle

Cicirinella olè, Cicirinella olè olà

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva li mane

pi lavurà nghi li cristiane

dave curagge pe’ queste e pe’ quelle

ere li mane di Cicirinelle

dave curagge pe’ queste e pe’ quelle

ere li mane di Cicirinelle

Cicirinella olè, Cicirinella olè olà

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva nu core

ere fatte tutte d’ore

ere proprie come ‘na stelle

ere lu core di Cicirinella

ere proprie come ‘na stelle

ere lu core di Cicirinella.

Cicirinella olè, Cicirinella olè olà

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva teneva

Cicirinella teneva nu nome

e forse pure ‘nu soprannome

l’ôme chiamave tutte Luiselle

ere lu nome di Cicirinelle

l’ôme chiamave tutte Luiselle

ere lu nome di Cicirinelle

Cicirinella olè, Cicirinella olè olà"

FOTO : F. P. MICHETTI, (1880 - 1883) Testa di Fanciulla

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