
di GIUSEPPE LALLI.
L’AQUILA – Diciamoci la verità: il corteo della Perdonanza – sia detto con tutto il rispetto per chi vi partecipa e per la fatica di chi lo organizza –, ancorché scenograficamente attraente e tale da avergli meritato ambiti riconoscimenti internazionali, non è né storico, con i suoi anacronismi (anche se negli ultimi anni sono stati attenuati) né religioso, lontano come appare dallo spirito autentico della Perdonanza celestiniana (che è spirito di penitenza e di umiltà). È tutt’altra cosa rispetto a quegli “inni e canti” che l’eremita Pietro dal Morrone divenuto papa auspicava (una figura, peraltro, quella di Celestino V, abbondantemente saccheggiata da una pubblicistica conformistica e superficiale).















