
VITTORIO MORELLI.
Anche Pianella nel XVI-XVII secolo ha subito il fenomeno negativo della pestilenza causata dalle pulci del topo nero e grigio che invadeva le imbarcazioni, infettando i marinai e i soldati che erano a bordo.
Il morbo da raggruppamenti militari passava ai civili e faceva una strage tra gli infetti; ne è la testimonianza la Peste del Trecento raccontata dal Boccaccio; la Peste del 600 raccontata dal Manzoni: i monatti raccoglievano i corpi degli appestati anche se moribondi, li caricavano su carrette e li seppellivano in fosse comuni; il colera dell’’800 e la Spagnola del XX secolo, epidemia sviluppatasi a cavallo della I Guerra Mondiale (sopre lu cotte lu vulléte).
Come si difendevano i Pianellesi? Si difendevano chiudendosi in casa, nei palazzi o rifugiandosi nei casolari sperduti delle campagne. Il popolo ricorreva a decotti preparati con erbe miracolose, con le magie, lu bbré appeso al petto sotto il camice; i più devoti pregavano S. Rocco perché li guarisse dalla pestilenza.
Le chiese, intitolate a S. Rocco, erano ubicate extra muros, a Pianella l’omonima Chiesa di Piana di S. Rocco, a Cepagatti a ridosso del Palazzo Fortificato, a Castelli poco fuori l’abitato, a Moscufo fuori dal paese sulla strada che porta a S. Maria del Lago e via dicendo; si può dire che quasi tutti i paesi tenessero una chiesa intitolata a S. Rocco con pala d’altare o statua.
A Rapino, a Cepagatti, a Roccamontepiano erano molto diffuse le brocche e brocchette da vino; ogni famiglia, tra cui quelle pianellesi, che si recava a Roccamontepiano per la festa, riportava a casa una brocca di S. Rocco1. Alcune brocche portavano, oltre all’immagine del Santo, anche delle scritte augurali o apotropaiche.
Le amministrazioni facevano vigilare e chiudere le porte della Città, notte e giorno, potevano uscire solo i campagnoli per lavori urgenti nelle campagne o per accudire gli animali.
I nobili, i benestanti, i proprietari terrieri uscivano dai loro palazzi, imboccando i cunicoli sotterranei, che portavano fuori dalle mura della Città, e si recavano dai socci, dove alloggiavano nei Casamenti di campagna o Casini e isolandosi dagli altri.
Il corpo di qualche appestato veniva seppellito addirittura sotto il manto del vicolo o della strada, dove era spirato, senza essere portato in chiesa o al cimitero adiacente la chiesa stessa. In alcune località i corpi venivano ammassati in stanze e bruciati col fuoco o con la calce.
Le cripte erano riservate alle famiglie possidenti, che vantavano il diritto di padronato su un altare privilegiato o addirittura sulla chiesa stessa, nel caso della Badia di S. Spirito della famiglia De Caro.
1 Vittorio Morelli, La festa di S. Rocco in Roccamontepiano, racconto storico premiato al XVI Concorso Premio Maiella, Abbateggio, 2013.

















