
VITTORIO MORELLI.
Nell’inquadrare la panoramica bellica delle Guerre di Successione nel Regno di Napoli, bisogna risalire alla Guerra di Aquila del 1423-1424; dopo le guerricciole in Umbria, Braccio da Montone scese in campo per difendere la regina Giovanna II; Braccio, venne incaricato da Alfonso V d’Aragona di assediare l’Aquila.
La situazione politico militare rimarrà alquanto instabile nel Meridione, quando con la Congiura dei Baroni del 1485-1486, col placet anche del Papa, scoppierà il malcontento generale dei feudatari, che rispecchierà soprattutto le condizioni generali di miseria dei ceti popolari.
Braccio da Montone si spostò a l’Aquila, controllata da Antoniuccio Camponeschi e, aiutato in un primo tempo da Jacopo Caldora, il quale poi lo affronterà nella Piana di Bazzano, morirà, per le ferite riportate, nel 1424.
All’inizio degli anni venti e degli anni trenta del XV secolo, scesero in campo i fratelli Sforza e il padre Muzio, che morirà annegato mentre attraversava il fiume Pescara, destinazione Aquila, nel 1424, 4 gennaio. Alessandro Sforza, mentre combatteva in Romagna, ebbe nuove molestie nel suo Stato della Marca, creategli da Niccolò Piccinino.
Nel 1436 Francesco Piccinino da Montesanto si trasferì negli Abruzzi per unirsi a Giosia Acquaviva che era corso in aiuto del re Alfonso d’Aragona. La Guerra di Lombardia, di Romagna, dell’ Umbria, della Marca e degli Abruzzi sembrava un gioco a scacchi; cambiavano le pedine, si alternavano le vittorie e le sconfitte.
1440, i Marchigiani dovettero subire i pesi delle battaglie, di Francesco Sforza, che si combattevano in Lombardia, Romagna, Toscana, Abruzzi.
1 marzo 1441, Alessandro, dal girifalco (luogo protetto da guardie, camera di sicurezza, studiolo turrito) del castello di Fermo, notifica che i migliori soldati di Michele Attendolo, detto Micheletto, conte di Cotignola, signore di Acquapendente, una volta al servizio del Papa, di Firenze, degli Sforza, vanno negli Abruzzi e ordina (alle Università) la somministrazione di viveri ai militari.
L’altro condottiero, di nome Balduino, seguì poi Micheletto nell’Umbria per combattere il Piccinino.
La guerra si spostò in Abruzzo, dicembre 1441, Alessandro Sforza per restituirsi con i suoi soldati, vittoriosi di Giosia, nella Marca, raccomandò con lettera in Atri ai Comuni di provvedere viveri e foraggi per gli alloggiamenti d’inverno1
1Cronaca Firnana di Antonio Di Niccolò, dall’anno 1176 al 1447,
Furono catturati messer Raimondo Caldora, Andrea d’Aquino, fratello del conte di Loreto, con 300 cavalli, 200 fanti. 1441; Giannotto Riccio da Montechiaro e Giosia, a malapena, riuscirono a fuggire, riparandosi dentro la Città di Chieti.
Alessandro riportò la vittoria sotto Chieti, sconfiggendo Rainaldo Caldora e Riccio da Montechiaro in territorio Pennae2; Riccio fu catturato col suo carriaggio.
2Cronaca Firmana, di Antonio Di Niccolò, dall’anno 1176 al 1447.
Il Montechiaro, nominato Viceré degli Abruzzi dagli Aragonesi, riceve l’incarico di assaltare Aquila, Penne e Pescara. Lo incontriamo insieme a Jacopo Caldora dalla parte aragonese; successivamente dalla parte di Renato d’Angiò Valois.
Questi condottieri, a capo di mercenari, ora erano da una parte, ora dalla parte avversa.
Ai primi di luglio, Alessandro si trova in Abruzzo con 1500 cavalli, conquista Pescara; raccomanda alle Università di spedire viveri a Francavilla per il suo esercito, lamentandosi per il ritardo di Città S. Angelo.
Anche l’Università di Pianella avrebbe dovuto partecipare alle contribuzioni di guerra; ma in mancanza di documentazione, possiamo solo ipotizzare un comportamento dispobibile alla contribuzione,
Nel 1465, i Teramani si rifiutarono di pagare le contribuzioni di guerra, che ammontavano a 400 ducati.
Li 400 ducati da Teramo li Teramani non seriano conto de pagarli per niente. Io gle feci intendere che bisognaria oninamente pagarli, et cusy fu ordinato a Sforza, et Nicolò da Brignano che li sollecitassi haverli Iohannandrea che doveva havere qualche denaro rescosso de questa soventione […]3.
3Memorie di Alessandro Sforza signore di Pesaro, p. LXXVI.
Raimondo Caldora rimane prigioniero a Chieti; 5 dicembre 1443, Alessandro, combattente in Umbria, è fatto prigioniero ad Assisi, conquistata da Niccolò Piccinino, il 4 dicembre 1443, ma lo Sforza riuscì a fuggire e ripararsi nella Marca, a Macerata.
Alfonso d’Aragona, dopo tante brighe, riuscì a formare una Lega tra il Piccinino e Filippo Maria Visconti, futuro suocero del fratello Francesco Sforza.
Nello stesso anno, avviene una tregua a Corropoli tra Francesco Sforza e Giosia Acquaviva.
Nell’anno 1444, Alessandro sposa Costanza da Varano, figlia di Elisabetta Malatesta e di Piergentile da Varano signori di Pesaro e Camerino.
Il 15 gennaio 1445 Alessandro Sforza, col matrimonio, acquistando in parte la città pesarese, ottiene anche il titolo di conte di Pesaro.
Nel luglio del 1459, lo Sforza ritornò con i suoi uomini verso il Tronto fino a Controguerra.
I rapporti tra Iacopo Probi di Atri e gli Sforza erano improntati sul reciproco rispetto e sui ruoli di ognuno; i Probi, Antonio, Angelo e Jacopo, zii e nipote, sono stati, uno (Jacopo) segretario particolare di Gianfrancesco Gonzaga e ambasciatore, gli altri due prelati (Angelo e Antonio), ambasciatori a Venezia, in Francia, in Spagna, da Mattia Corvino (Angelo) re d’Ungheria, nunzio Apostolico in Ungheria ad Estergon; i Probi rappresentavano l’anti Giosia d’Acquaviva, che stava dall’altra parte3 e vantavano buone credenziali presso il Papa, la corte di Mantova, in Casa Aragonese.
Nel 1462 Alessandro spedisce una lettera da Napoli con la quale definisce Antonio Probi spectabilem virum Antonium de Probis Adriae aulicum […]4.
4 in V. Bindi,Monumenti storici ed artistici, Napoli, 1890, p.526.
Il testo riportato dal Bindi è datato erroneamente 1482.
Galeazzo Sforza (1469-1515), signore di Pesaro, nel 1491 o 1497 lasciò la città, molto agitata dalle guerre di famiglie e dai cittadini, con Jacopo Probi, trasferendosi alla corte di Mantova dei Gonzaga5.
La buona corrispondenza che passasse tra Alessandro e il conte Giacomo (Probi), dopo l’accordo fatto col Re Ferdinando,… l’ordine dato da Alessandro per parte del Re al medesimo conte Giacomo, che se rompesse guerra ad Ortona5.
5 Memorie di Alessandro Sforza signore di Pesaro, p.LXXVIII.
E’ il periodo degli intrighi di corte di Cesare Borgia (1475-1505), delle alleanza con Francia e del tentativo di conquistare il Ducato di Milano; tra gli altri titoli fu duca di Romagna, di Urbino, di Camerino, signore di parte di Pesaro.
Sia Vincenzo Bindi che altri storiografi scrivono genericamente degli Sforza, cadendo nell’errore cronologico, in quanto Francesco muore nel 1466 e Alessandro nel 1473, e quindi le considerazioni sui Probi sono contemporanee alla nomina di Jacopo a Conte di Pianella, nel 1496.
Se la nuova assegnazione da parte del re di Napoli, Federico, della Contea di Pianella, datata 1497, a Zohanne Aluisio del Fiesco, andrà a confermare la datazione, le considerazioni sui Probi, riportate dal Bindi, sono da attribuire a Galeazzo Sforza e non ai fratelli Francesco e Alessandro.
Fonti
G. Bennaducci, Della Signoria di Francesco Sforza nella Marca e peculiarmente in Tolentino,1892.
Francesco Sforza, Franco Catalano, dall’Oglio editore, Milano, 1983.
Memorie di Alessandro Sforza signore di Pesaro, di Annibale degli Abbati Olivieri-Giordani, Pesaro, 1785.
Cronaca Firmana, di Antonio Di Niccolò, dall’anno 1176 al 1447.
Pianella da Comune Feudale a Comune dell’Età Moderna, Vittorio Morelli, stampa in menabò, 2024.















