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L’OCCUPAZIONE FASCISTA DELLE LOGGE ABRUZZESI E MOLISANE ED I SEQUESTRI

11 Febbraio 2026

di LORIS DI GIOVANNI.

Sventato dalla soffiata del confidente Carlo Quaglia l’attentato di Tito Zaniboni a Mussolini ed arrestato il gen. Luigi Capello a Torino per complicità nello stesso mentre cercava d’espatriare, con telegramma 27039 (precedenza assoluta su tutte le precedenze) Federzoni ordinò ai prefetti di tutta Italia l’istantanea occupazione delle logge massoniche dipendenti da palazzo Giustiniani e la custodia da parte della forza pubblica (due pesi e due misure) di quelle dipendenti da Piazza del Gesù, nonché di abitazioni e studi professionali di massoni notori.

In Abruzzo l’ordine proveniente da Roma, che fu attuato con zelo e legalità, non causò nessun morto.

Un mio lavoro di ricerca presso l’Archivio Centrale di Stato ha permesso di rintracciare la documentazione avente ad oggetto l’occupazione ed i sequestri nelle logge abruzzesi e molisane.

ORIENTE DI CAMPOBASSO

In una lettera del 27 novembre 1925 il Dott. Giuseppe Siragusa, prefetto di Campobasso, comunicava al Ministero dell’Interno, Direzione Generale della P.S. a Roma che, facendo seguito al telegramma circolare del 5 novembre n. 27039 si era provveduto all’occupazione delle logge massoniche dipendenti da Palazzo Giustiniani, sequestrando tutti gli oggetti ivi rinvenuti.

Nell’elenco delle logge occupate figuravano Campobasso, Termoli e Larino, quest’ultima sede dell’antica loggia “Giuseppe Mazzini”.

Riferiva che l’unica loggia ad Isernia s’era già sciolta dal novembre 1924 e che i pochi oggetti e simboli massonici erano tenuti in custodia nella soffitta della abitazione del sig. Francesco Boraggine, ricevitore dell’ufficio postale presso la locale stazione ferroviaria.

Lo stesso aveva provveduto a consegnarli il giorno 16 alla competente autorità.

ORIENTE DI CHIETI

Il 6 novembre del 1925, a tarda sera, si procedette alla legale occupazione della locale loggia massonica “Progresso” di Palazzo Giustiniani.

Furono sequestrati labari ed emblemi massonici, blocchi delle ricevute delle capitazioni relativi all’anno massonico 1923, dai quali non fu difficile risalire agli appartenenti al sodalizio.

Uguale sorte toccò ai paramenti che dignitari e ufficiali di loggia indossavano durante i lavori e ad altri oggetti rituali.

Il prefetto Damiano Cottalasso essendosi imbattuto in alcuni verbali di loggia in cui si parlava anche della situazione politica, notava degli appunti in cui si riferivano le parole di un fratello di loggia, tale Luigi Arnaud trasferitosi a Chieti come ispettore scolastico, sul Gen. Capello.

L’Arnaud nel suo intervento in loggia, riportato dal segretario nel verbale, aveva affermato che

<…Capello potrà mettere a posto il fascismo quando si rivolgerà contro la Massoneria>.

Lo zelante prefetto riferiva al Ministro che, poiché il generale Capello era stato in quei giorni arrestato perché implicato nel mancato attentato contro S.E. l’On. Mussolini, egli credeva opportuno trasmettere quegli appunti alla Regia Questura ritenendoli utili alle indagini ancora in corso.

ORIENTE DI LANCIANO

Sempre il prefetto Damiano riferisce della occupazione nella loggia di Lanciano sita in una stanza al secondo piano del Palazzo Marcantonio, lungo Corso del Popolo.

Furono rinvenuti e sequestrati diversi registri contenenti i nomi degli aderenti fino al 1922, la situazione finanziaria, la corrispondenza con i fratelli e con le cariche di Palazzo Giustiniani, oltre a circolari, inviti, riunioni e lettere di presentazione di profani.

Tutto il materiale simbolico, compreso il mobilio del tempio, venne sequestrato.

Pur sottolineando come <…nella disamina del materiale trovato non si è trovato alcun documento compromettente > si riferiva che si era comunque provveduto a perquisire le abitazioni dei massoni lancianesi.

Furono interessate quelle dell’avv. Umberto Cipollone 33:., dell’avv. Evandro Sigismondi, di Arturo D’Ettorre, già venerabile della “Fra Dolcino” e del socialista Francesco Masciangelo.

Un discorso a sé meriterebbe lo scioglimento per legge del circolo cittadino “Casa di Conversazione” del capoluogo frentano.

Una lettera del sottoprefetto Castiglia del 14 novembre 1925 ne ricostruisce le vicende sotto il periodo fascista mettendo in evidenza come la Massoneria <…era riuscita ad annidarsi anche lì, conquistando persino lo scranno della Presidenza per opera del Cipollone>.

Si riferiva che nel circolo dei civili, dedito da sempre <all’onesto scopo di divertimento e di svago delle varie e più distinte famiglie di quella città>, s’era sostituito, ad opera dei massoni, un <centro di resistenza all’attuazione delle direttive del Governo Nazionale>.

Più volte il fascio locale aveva invitato per lettera il Cipollone alle dimissioni, ma lo stesso, sordo all’invito, non s’era degnato neanche di rispondere.

Lettera di egual tenore, datata 13 novembre 1925, proveniva dal Triunvirato di Lanciano e chiedeva al prefetto di <…epurare il circolo dalla lue massonica>, pregandolo si sciogliere per legge la “Casa di Conversazione” e di nominare una commissione con pieni poteri per la <riorganizzazione del Circolo in accordo con la rinnovata coscienza nazionale>.

Richiesta accolta dal Cottalasso di lì a poco con una sua riservata (nota 3042) all’On. Ministero dell’Interno, Direzione Generale di P.S. con cui comunicava di <aver provveduto allo scioglimento della Casa di Conversazione affidando, al contempo, incarico al sottoprefetto di dare esecuzione al provvedimento>.

A penna, in basso, la risposta alla nota, raccomandante <…vigilare che, in seguito allo scioglimento del Circolo, l’ordine pubblico non fosse turbato con dissidi, polemiche o intemperanze>.

ORIENTE DI TERAMO

Con il telegramma n.36970 del 6 novembre 1925 il prefetto di Teramo Albini comunicava laconicamente al Ministero dell’Interno:

<Seguito accurate indagini identificata loggia Melchiorre Delfico questo capoluogo è stata occupata forza pubblica. Città è rimasta imbandierata ed edifici pubblici illuminati perdurando tuttora esultanze

per scampato pericolo amato Duce. Proseguono indagini in provincia.

Ordine pubblico perfetto

Prefetto Albini>

Il 14 dello stesso mese con una lettera inviata al Ministero dell’Interno e facendo richiamo al telegramma del 6, Umberto Albini dava notizia degli arredi e dei documenti sequestrati alla loggia, impacchettati, sigillati (il Di Girolamo si era opposto strenuamente) e trasportati negli uffici della locale Questura.

Si riferiva, nella stessa, di una perquisizione a casa del Di Girolamo in Montorio al Vomano.

L’avvocato teramano, più volte maestro venerabile della Delfico e proprietario dei locali di loggia, veniva in seguito arrestato per <omessa denunzia delle 24 sciabole rinvenute nella loggia massonica, di una rivoltella non denunziata trovata nell’abitazione di Montorio e di un pugnale trovato nella di lui abitazione a Teramo>.

Sempre l’Albini riferiva di ulteriori perquisizioni operate il 7 novembre nei domicili di altri massoni giustinianei quali: Francesco Catenazzi, residente in Castellamare Adriatico (a quel tempo in provincia di Teramo) e già venerabile della disciolta loggia “La Vera Luce”, Angelo Delfino della stessa officina, entrambe con esito negativo.

Una terza perquisizione condotta nel domicilio del massone Roberto Caldarelli della stessa città portava al rinvenimento di <…12 sciabole, un pugnale, squadra, compasso, tre martelli, 16 cappucci e 5 sciarpe con simboli della setta, oltre a grembiulini e libri di propaganda>.

Altre perquisizioni riguardarono la casa dell’ex segretario di loggia Angelo Rovida e degli unitari Avv. Manlio Basile e Angelo Mazzetta.

Una ulteriore lettera del 7 novembre avente ad oggetto <Occupazione logge massoniche: perquisizioni domiciliari>, riferisce di operazioni di polizia condotte a casa di altri massoni teramani.

Diedero esito positivo solo quelle nelle case dell’Avv. Francesco Di Cicco, reo di detenere <una fotografia dell’On. Matteotti, una scheda elettorale con falce e martello e una caricatura dell’On. Acerbo>.

Nella casa del pubblicista cav. Umberto Biancone in Via dei Mille a Teramo, vennero trovati e sequestrati <un opuscolo intitolato “Compagni per la propaganda socialista” e una relazione di “Guglielmo Ferrero per la nuova democrazia”>.

L’occupazione della R. L. “Melchiorre Delfico”, sita al secondo piano dello stabile n. 5 di Via Muzi di proprietà del Di Girolamo, terminerà di fatto grazie alla tenacia e alla cavillosità del legale teramano, astuto uomo di legge, a cui non fu difficile ottenere il ritiro della forza pubblica dai locali.

Simboli e documenti sequestrati saranno di poi affidati in deposito giudiziario al cav. Carlo Alberto Cimato, delegato per la provincia di Teramo per la “Associazione Nazionale madri, vedove e figlie dei caduti e dispersi in guerra”

Il verbale di presa consegna dell’oggettistica massonica, chiusa in buste sigillate, venne redatto in triplice copia: una per il sig. prefetto di Teramo, una per il Dott. Giorgio Morana e una per il cav. Cimato Carlo Alberto.

L’ultima lettera riguardante la situazione massonica in Abruzzo viene da Pescara e non reca nessuna firma o intestazione; è datata 20 gennaio 1933.

Relaziona sulla ripresa di “un certo movimento massonico” e lo colloca all’interno delle officine di Popoli, Bussi e Piano d’Orta, <ove lavorano migliaia di operai che furono un tempo tutti sovversivi e che oggi lo sono ancora>.

MUSSOLINI E

FOTO DI COPERTINA : BENITO MUSSOLINI E TITO ZANIBONI

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FOTO: DEVASTAZIONE DI UNA LOGGIA
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FOTO : TITO ZANIBONI E GIACOMO ACERBO

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