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Dimitri Pinti (Mimì) il giocatore nato Pescara che fu, per 20 anni, insostituibile "colonna" al Gazzettino di Venezia

11 Marzo 2024

GEREMIA MANCINI

Dimitri Pinti nacque a Pescara il 26 ottobre del 1932. Iniziò a Giocare nella Massese nell’allora Serie D. L’anno successivo giocò, sempre in Serie D, con il Vittorio Veneto. Nel 1958 venne acquistato dalla Reggiana che militava in Seri B (due stagioni e 24 goal). Nel 1960 il grande salto: Lanerossi Vicenza in Serie A (7 goal e tra questi famoso resta tutt’ora il suo gol a 5' dalla fine di un Vicenza-Milan del 28 gennaio 1961 quando Pinti segnò di testa e regalò lo storico successo al Menti ai biancorossi). Seguirono due stagioni nella Lazio in Serie B. Poi una stagione con l’Udinese sempre in B e infine a Parma. Oltre che ottimo calciatore fu, per 20 anni, insostituibile "colonna" al Gazzettino di Venezia (lo chiamavamo Mimì). Fu anche grande appassionato di golf. Dimitri Pinti morì a Venezia l’8 ottobre 2018.

Particolarmente bello e toccante il ricordo sulla sua presenza a Reggio Emilia : “Parliamo di un giocatore che non passò alla storia del calcio. I nostri richiami sono di due generi. Quelli di calciatori di grande talento che poi calcarono platee importanti e finirono nelle grandi squadre o addirittura in Nazionale (Frignani, Vincenzi, Greatti, Volpi, Matteoli, Ravanelli) e quelli che ci hanno fatto impazzire qui, senza necessariamente avere un futuro di gloria (Cappi, Catalani, Pistacchi, Pinti, Crippa). Questi ultimi sono i più preziosi e ce li accoccoliamo nei nostri pensieri. Perché sono esclusivamente nostri. Non li conosce, se non il pubblico dei più attenti tra i calciofili. Sono nostri eroi di bambini innamorati della maglia granata. Dimitri Pinti è l’eroe della nostra fanciullezza. Sembrava un gigante. Un giocatore magico. Quando lui era in campo si vinceva, quando non c’era lui, no. Era nato a Pescara, classe 1932 (come Pistacchi), ma era veneto a tutti gli effetti, arrivato a Reggio a 26 anni, dal Vittorio Veneto, culla di molti talenti come le squadrette della sua regione, dalla quale Del Grosso era solito attingere (l’anno dopo pescherà certo Sardei dallo Schio). Quando un calciatore a 26 anni gioca ancora nei campionati minori non dev’essere un fulmine di guerra. E invece Pinti lo era. Un’iraddiddio. Una saetta esplosa contro la porta avversaria. Un turbine di vitalità. Allora non molte erano le squadre che giocavano col libero. Ma se Pinti lo marcavi a uomo, ti superava in velocità. Come Gento del Real Madrid. Poteva forse diventare anche un centometrista e presentarsi alle Olimpiadi di Roma. In casa, nelle due partite iniziali, con la Sambenedettese e la Triestina, fece fuoco e fiamme. Segnò di piede, di testa, su calcio di punizione. Perché lui non aveva solo velocità e incornata feroce, aveva anche tiro secco e imprendibile. Se Pistacchi era scultura, lui era falegnameria, se Pistacchi era genio, lui era sregolatezza, se Pistacchi era capace del pallonetto su punizione e te la metteva nel sette con un plif che neppure Baggio avrebbe saputo imitare, lui, Dimitri Pinti, che poi si stabilirà a Venezia e diverrà venesian a tutti gli effetti, te la metteva in mezzo alla porta con una scudisciata, che se la prendevi, finivi dentro anche tu, di peso. Il primo anno Pinti mise a segno 11 gol in 30 partite, nel secondo anno 13 in sole 22 partite. Quell’infortunio col Torino al Mirabello (grazie a un colpo di Enzo Bearzot) fu decisivo per le speranze di promozione dei granata. Pinti rimase fuori una decina di partite e la Reggiana si sfilò dall’alta classifica. Quando ritornò Pinti, in casa col Parma, i granata ripresero a vincere. E alla fine furono quinti (con tre promozioni). Pinti, a 28 anni, venne prelevato dal Lanerossi Vicenza, in serie A, e vi giocò un campionato. Nel 1961 fu alla Lazio, ove giocò altri due campionati. A 31 anni, nel 1964, fu acquistato dai cugini del Parma. Non era più lui. Aveva perso smalto e velocità. Il Parma scivolò in serie C. Un altro danno egli aveva procurato, dopo essere stato protagonista delle vittorie granata in terra di Maria Luigia del 1959-60, ai cugini d’Oltrenza”.

Foto1: con la Reggiana; Foto2: con il Lanerossi Vicenza; Foto3 e 4: con la Lazio; Foto5: con il Parma.

(geremia mancini)

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