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Provvedimenti e risoluzione dell'Industria e l'agricoltura nel teramano anni 1814-1824 (parte seconda)

VITTORIO MORELLI.

[...] Mancano cartiere, ferriere, per cui il teramano è debitore dell'Aquila e provincia, di Ascoli Piceno. Buona è la coltura del tabacco prima e dopo l'occupazione francese. La miseria imperava nei borghi, nella città e nelle campagne, cui si accompagnavano carestie, scompensi meteorologici, penuria di materie prime, scarsità di generi alimentari: l'economia era nelle mani dei baroni, dei grossi proprietari terrieri e commercianti; i Comuni poco facevano per il controllo dei prezzi, dei pesi e delle misure contro l'aggiotaggio e gli appalti delle privative della panizzazione, della carne, del vino e dell'olio.

Negli anni precedenti 1817 i poveri hanno venduto le vesti, gli strumenti, i letti e le giovani donne hanno venduto le loro chiome. Nel 1817 il C. supplica S. M. di fare qualche ribasso sul dazio imposto all'estrazione dell'olio, unico genere di esportazione della Provincia. Nella seduta del 1818 il C. ricorda che in questa provincia si esporta la palombina, il concime, nelle Marche. Le cretaglie di Castelli venivano depositate nelle marine di Giulianova e Calvano nei magazzini governativi. Propone nel 1819 l'acquisto di pecore merinos, stalloni bovini e cavallini di buona razza, l'abolizione di dazi sulle esportazione dei manufatti, così da rianimare le arti e raccomanda di innestare gli ulivi con marze da piante ritenute più produttive, di potenziare il porto canale di Pescare e chiedere a S. M. l'istituzione di una fiera franca dal 20 al 30 di settembre in Castellammare.

Nella seduta del 1822, al seguito delle lamentele delle popolazioni, il C. prendi in esame il tema della panizzazione e dei forni, non essendoci alcuna forma di concorrenza e di libero mercato. I più bisognosi sono costretti a cibarsi di pane di minor peso e di cattiva qualità di pane logliato e farine sporche di carbonella; i comuni dovrebbero controllare meglio le privative concesse agli appaltatori dei fornii e dei venditori dei commestibili. Il C. propone le istituzioni di una fiera in Pescara dal 10 al 25 ottobre, vista la facilità delle comunicazioni. Nella seduta del 1823 precisa che la fiera Franca di Giulianova dal 5 al 15 giugno potrebbe ostacolare quella di Lanciano, che si effettua nel frattempo.

Nel 1824 il C. propone di installare una seteria nei locali di S. Carlo in Teramo e di scegliere una persona esperta, che si occupi della tiratura della seta, l'acquisto delle macchine, caldaie e tutt'altro necessario per l'industria e ricorda che una delle cure della Società Economica è stata quella di diffondere in tutta la provincia la piantumazione dei gelsi e che l'educazione dei filugelli è andata sempre crescendo. La coltivazione del gelso ed allevamento del baco da seta erano molto praticati nei nel pescarese: Pianella, azienda Sabucchi, Anelli, Nocciano, azienda Mapei, Cappelle sul Tavo, azienda di Landerset, Montesilvano, azienda De Philippis Delfico.

Fine.

* Atti del Consiglio Provinciale di Teramo, anni 1814-1824 ASTE.

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