
di Paride Mariotti
Una storia, poco conosciuta, che ci riporta indietro di oltre quattro secoli, quando l'attuale Marina di Città Sant'Angelo era un antico approdo marittimo chiamato Saline o Salino. È il primo ottobre 1589. Da Offida, il Vescovo di Penne e Atri, monsignor Giambattista Benedetti, scrive una lettera ai reverendi canonici del Capitolo di Città Sant'Angelo.
Il motivo? Sta per arrivare a Offida una persona davvero speciale: Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V, accompagnata dai nipoti e da altre persone illustri. Per accogliere degnamente questi ospiti,il Vescovo vuole procurarsi del pesce freschissimo e si rivolge proprio ai canonici angolani, chiedendo loro di organizzare immediatamente una battuta di pesca. Nella lettera scrive: " ..sarete contenti di trovare tutte le pedarole che sono in Città Sant'Angelo e far pescare subito,et il pesce che si piglierà mantenerlo vivo alla foce di Salino... et io in questo non guardo a spesa..".
Un incarico preciso: trovare tutte le pedarole disponibili, organizzare la pesca e mantenere vivo il pesce alla foce del Salino, in attesa che qualcuno venisse a ritirarlo e pagarlo. Ma questa lettera ci racconta anche qualcosa di molto più importante per la nostra storia locale. Alla fine del Cinquecento, la Marina di Città Sant'Angelo era un luogo ben diverso da quello che conosciamo oggi. Presso la foce del Saline si trovava un porto, una grande torre e una scafa per permettere di attraversare il fiume. Poco distante, nella zona dell'attuale Hotel Villa Michelangelo, sorgeva un'osteria destinata a dare ristoro ai viandanti. Anche il corso del fiume e la sua foce avevano una conformazione completamente diversa da quella attuale. Secondo alcune ricostruzioni storiche riportate nella biografia locale, il vecchio alveo si estendeva verso l'area dell' attuale viale Europa di Montesilvano. Salino non era quindi un semplice punto di pesca, ma un importante riferimento marittimo per Città Sant'Angelo e per il territorio circostante.
La sua importanza è testimoniata anche da documenti più antichi; nel 1436 la regina Giovanna II riconobbe agli uomini di Citta' Sant'Angelo diritti sul porto e sulla torre del fiume Saline. Già nel 1352, inoltre, la regina Giovanna I aveva riconosciuto alla comunità angolana importanti privilegi di pesca lungo la costa,dalla Torre di Cerrano fino alla foce del Pescara. E proprio la Torre di Cerrano ci ricorda che più a nord esisteva un altro importante approdo, storicamente legato ad Atri. Due realtà portuali distinte,ma inserite in un tratto di costa nel quale pesca, navigazione e collegamenti con l'entroterra rappresentavano una risorsa fondamentale.
Resta anche una domanda interessante: perché il Vescovo Benedetti affidò proprio ai Canonici di Città Sant'Angelo il compito di organizzare la pesca e non a quella di Atri? Probabilmente per la loro vicinanza al porto di Salino e per i rapporti che potevano avere con i pescatori del luogo. Un aspetto che meriterebbe ulteriori approfondimenti documentari. Una vecchia lettera, dunque, ci restituisce un'immagine sorprendente della nostra Marina: pescatori a lavoro, pedarole in mare, pesce mantenuto vivo alla foce e un incarico speciale per soddisfare i desideri gastronomici alla sorella di un Papa! Forse pochi sanno che oltre quattrocento anni fa il pesce pescato nel mare di Città Sant'Angelo era destinato alla tavola della sorella di un Papa.
Una piccola storia che ci ricorda quando fosse importante il nostro antico porto di Salino. Una testimonianza del 1589 che merita di essere riscoperta e tramandata.





















