
di LORIS DI GIOVANNI
L'Archivio Storico di Stato di Teramo, grazie alle mie ricerche, ha restituito un tesoro per la storia dell'olio a Pianella.
Trattasi di un foglio di grandi dimensioni, intitolato "Stato nominativo de Possessori de Trappeti e numero di essi esistenti nel Comune predetto", trasmesso dal sindaco del tempo, de Felici, all'intendente di Teramo e datato 18 novembre 1852.
Nello stesso è riportata una tabella contenente l'elenco completo dei trappeti (tutti a pressojo e a trabocco tranne quello di Castellana) a Pianella, Cerratina e Castellana, comprensivo dei loro proprietari e del tipo di macchine usate.
Otto i trappeti nel centro di Pianella. Erano posseduti dal barone Don Ferdinando Todesco, da Don Vincenzo Cipriani. Erano a due macine, invece, quelli di Don Giuseppe De Deo e del barone Don Luigi de Felici. Ad una macina quelli di Don Carlo de Andrea e Raffaele Cortellini, di Don Bernardo Babore e dei Padri Crocifissi. A Cerratina ben quattro trappeti di proprietà di Antonio Radazzi, Raffaele Octavii, Ignazio D'Alessandro e Zaccaria Rosati, quest'ultimo aveva la macchina cd. alla genovese. A Castellana un solo trappeto, ma a due macine, di proprietà di Don Giacomo Obletter.
La gestione dei trappeti a Pianella ha da sempre creato il malcontento tra la popolazione più povera.
Il 10 maggio del 1788 gli avvocati Carlo de Felicj, Ignazio Raffaele de Deo e Alfonso de Felicj, per la Città di Pianella, richiamando una "consuetudine universalmente abbracciata in tutta quella Provincia d'Apruzzo" e che era "reale fin dal 1465 e tal si mantenne fino al 1728" adiscono la Suprema Giunta Allodiale per chiedere di estirparsi "le scandalose frodi e gli intollerabili abusi introdotti dalla rapacità ed ingordigia degli affittatori de' trappeti della Regal Camera Allodiale a danno gravissimo de' di lei cittadini sul macinio delle proprie ulive".

















