Blog di Pianella e dintorni
AttualitàPoliticaEconomia e LavoroCultura e spettacoliSportSegnalazioni

LA CONCA ABRUZZESE NELLA TRADIZIONE POPOLARE

30 Dicembre 2023

REMO DI LEONARDO.

L’idea di scrivere questa breve ricerca sulla conca abruzzese è quella di far conoscere ai giovani lettori uno dei simboli più caratteristici della nostra tradizione popolare la Conghe de rame, una volta familiare nelle nostre case.L’uso della conca è antichissimo; nella Bibbia si legge: Il Signore parlò ancora a Mosè dicendo «Farai pure una conca di bronzo, con la sua base di bronzo, per le abluzioni; la porrai tra la tenda di convegno e l'altare, e la riempirai d'acqua.  Aronne e i suoi figli vi si laveranno le mani e i piedi. Quando entreranno nella tenda di convegno, si laveranno con acqua, perché non muoiano [...] (Esodo 30:17-21).

La cónca dal latino concha «conchiglia, vaso», gr. κόγχη, è un recipiente di rame battuto e lavorato, con due manici, bocca larga e corpo stretto ad anfora. La conca abruzzese, rigorosamente in rame con interno stagnato, era un oggetto presente in ogni casa, posizionato solitamente vicino alla porta d'ingresso o nella cucina, nel cosiddetto cungare, in modo che chiunque entrasse potesse usufruire dell'acqua in essa raccolta senza che nessuno si turbasse molto del fatto che ci si dissetasse tutti dal medesimo maniere, lu manire, immergendolo poi nella stessa acqua della conca.

La conca di rame faceva parte dell’elenco degli oggetti che la donna portava in dote al momento del matrimonio. Alla conca è legata anche la forte tradizione artigianale dei ramaioli abruzzesi. Nell’area vestina a Pianella vi era la famiglia dell’Osa, detta lu Callarale; a Cepagatti la tradizione è continuata con Antonio e poi Camillo D’Annibale; anche a Penne e Loreto Aprutino erano presenti ramai che costruivano le conche di rame.  La diffusione del recipiente, come degli altri utensili in rame che affollavano le cucine di un tempo, era talmente rilevante da generare un’economia a sé, fatta di manualità, arte e riparazioni.  Come altri oggetti della quotidianità, anche la conca ha occupato un posto assolutamente centrale nelle lavorazioni artigianali, così come nell’economia domestica.

La lastra di rame viene battuta dall'artigiano con un particolare martello su una specie di incudine, entrambi lignei. La tecnica dello "sbalzo", di antichissima origine, consiste nella realizzazione di figure artistiche o di manufatti artigianali, mediante rilievo sulla faccia della lastra metallica. La lavorazione richiede creatività, conoscenza e tecnica nell'uso dei vari utensili per ottenere il rilievo desiderato. 

A Guardiagrele, durante i festeggiamenti per il Santo Patrono, è tenuto vivo questo ricordo con la tradizionale "sfilata delle conche" che passa per il centro della città insieme alla processione religiosa. Realizzata in rame, con due manici ad ansa in ferro battuto, la conca abruzzese ha il fondo concavo e l'imboccatura larga; ha un accentuato restringimento che le dona la caratteristica forma e che serve a stabilizzarla.

Donne e fanciulle pianellesi vestite con il costume abruzzese e la conca. (Foto Archivio R. Pietrolungo)

Le donne pianellesi, prima di andare a prendere l'acqua, facevano lu sparone, uno strofinaccio piegato a mo’ di ciambella (o cercine), che ponevano sulla testa per sostenere la conca e non farsi male. Prima dell’acqua potabile a Pianella, l’unica acqua buona da bere era quella dei pozzi e si doveva andare a prenderla in campagna; e per ringraziare i padroni si contraccambiava con le giornate di lavoro nei giorni della mietitura, della raccolta delle olive, quando si piantava il tabacco. Un’altra fonte di acqua erano i lavatoi dove c’era la presenza di sorgenti naturali e questo fu un grande beneficio o le fontane rurali presso le quali si andava a raccogliere l'acqua.

A Pianella le fontane rurali, erano circa una ventina: Fonte Cupello o Cupoli, Fonte Nardangelo, Fonte Ciappino o Chiappino, Fonte S. Lucia, Fonte Romana, Fonte della Noce, Fonte Murato, Fonte Giambattista, Fonte di Collecchio, Fonte Malpensa, Fonte Marciano seu Patrignano, Fonte Rignano, Fonte di Cecco [Vallerio], Fonte Pusciana, Fonte de lo Gazzolone,  Fontegallo, Fonte Marchegiani, Fontanoli, Fonte Prigliano, Pescheria dei Fucilitti, Fonte dei Frati, Fonte Pocaciccia, Fonte Catena, Fonte De Luca, Fontecchio, Fosso Madonna, Fonte S. Antonio, Fosso Rio, Fosso Milone.  Cerratina si serviva di Fonte dei Frati e Castellana di Fonte Marano. In più si utilizzavano le acque del Tavo, della Nora e del Rio. (1) 

Intorno agli anni ’30 e 40 le amministrazioni comunali costruirono le fontanelle in punti strategici, in particolare nelle piazzette dentro le mura del paese: Piazza A. Diaz (S.s. Salvatore) detta la Piazze de le pulle, Piazza Luigi Marchetti (La fundane sotte le carcere), a Colle da Piede, (la fundane attuorne l’uorte) Piazza Piave (la fundane de lu Casarene) Via Mons. Vincenzo d’Addario ex Via San Leonardo vicino al convento dei frati Carmelitani (la fundane de Sande Lunarde). Fuori le mura: a Borgo S. Lucia, (La fundane de Sanda Lucije) Borgo Carmine (la fundane de lu Carmene), a Via R. Margherita (la fundane de For’ la Porte).

foto di repertorio internet

La conca è stata testimone di amori, passioni e pianti. Solo le donne andavano ad attingere l’acqua con la conca, e nonostante il lavoro pesante e stancante, le giovani erano felici di andare, perchè era l’unico modo per uscire ed incontrare amiche, e spasimanti.  Mi raccontava mia madre che a volte tra sorelle si faceva a botte per andare a prendere l’acqua. Oppure “Quante tielle di sugh’ e pignate de fasciule s’ha brusciate”, quando le mogli andavano alle fontanelle perché si mettevano a “pittiliare”, pettegolare, e si scordavano delle pentole sul fuoco”.

Per quanto attiene alla dimensione linguistica, è da annotare come nel vocabolario abruzzese e molisano esista ancora un dualismo radicato tra “conca” e “tina”. Con questo secondo termine, infatti, gli esperti individuano “un recipiente dal fondo concavo, con un restringimento caratterizzante che ne modifica totalmente la forma e la rende più simile ad un’anfora che ad una conca. I due manici inseriti ai lati, poi, accentuano l’uso che se ne fa, cioè di contenitore di liquidi, in particolare acqua”. Una descrizione che, a ben guardare, coincide praticamente con quella della “conca”, termine certamente più diffuso ed adatto a descrivere il recipiente che è diventato il simbolo dell’Abruzzo nel mondo.

A Pianella nel campo dell’antroponimia troviamo il soprannome di “Cungarelle” che sarebbe poi quello della mia famiglia. Testimonianze dirette sull’ origine di questo soprannome non le ho trovate. Possiamo affermare che difficilmente esso comunque è riconducibile all’attività lavorativa, in quanto i miei antenati non erano ramai, mentre sin dall’’800 pastori, poi commercianti di ovini ed infine dediti alla macellazione delle carni. Mentre sembra più facile che questo soprannome sia riconducibile all’aspetto fisico, probabilmente di una antenata, forse di mia nonna, quando poggiava le braccia sui fianchi a mo’ di comando assumeva la tipica forma della nostra conca abruzzese.

Cungarelle è uno dei tanti fitonomi popolari di una pianta officinale, il Giusquiamo nero, (Hyoscyamus niger, Solanaceae), così come il toponimo di un trabocco Lu travocche nel vastese. (2)

          A conclusione, sperando di fare cosa gradita, in omaggio a questo utensile domestico, simbolo del nostro Abruzzo, vi propongo la lettura di due poesie: la prima “La Conca” in lingua italiana di Antonio Fusella (3), la seconda la Conche in dialetto abruzzese di Guido Antonioli. (4)

LA CONCA

Balza la Conca fina e civettuola

da mani umil dell'incessante battito,

pari a miracolo aracnide o a liuto,

coronamento di lavor paziente

in piccola officina fuor le mura,

parte al sol, parte all'ombra della forgia,

guidata ovunque dalle vivid’ occhio del Mastro.

Tra differenti incudini e martelli

dalla protesa testa tonda a specchio,

per fuochi, acidi, stoffe e segature

il rame in forme a grado acquista l'anima,

s’articola, scolora, diviene lustro,

 e si presenta un utile gioiello.

LA CONCHE

Scì bbenedette,

pe’ tutte l'acque

ca ì carrìata!

Sci bbenedette

per la sete

ca me cì smurzate,

Scì bbenedette,

pe’ che la cocce

ddò t’ì cì ‘ppujate,

e pe’ la vote

ca sott’ a là cannelle,

ì ‘rcote li suspire

de li nnammurate.

E pe’ mamme,

quande t’armunnje

nghe la rene de lu mare,

pe’ fatte lustre a Pasqua.

Mo’ t’annascunne

gne ‘na vecchiarelle,

pe’ vrevugne

di quelle ca la sorte

t’à reposte …

Ma che piagném’ a ffa,

o conca belle!

Lu tembe nostre,

ormaje à  ggia passate…

La ggiuventù a me’,

sta sottaterra…

La funtanella tè, già s’à seccate!

Si ringrazia per la segnalazione della poesia dialettale “La Conche” di Guido Antonioli, la scrittrice Gabriella Serafini.

Note

1.V. MORELLI, L'acqua a Pianella, https://parolmente.it/lacqua-a-pianella/29agosto 2021

2.https://www.provincia.bz.it/catalogo-beniculturali/it/ricerca.asp?kks_priref=80005817

3.A. FUSELLA, Della Poesia Stanze, Editore Tontodonati & C., Pescara, 1953

4.Guido Antonioli, Pescara 1924 - 2016 autore di teatro dialettale e poeta.

Bibliografia:

Remo DI LEONARDO, Catalogo, - Premio Nazionale Lettere, Arte e Scienze - Rosone d'Oro -Premio di Poesia "G. Porto" XXIV Edizione 2023, pp. 61,62,63,64,65,66,67,68.

Remo DI LEONARDO, Catalogo 2 Festa della Campagna, Ass. Culturale e di Volontariato Ambiente e Vita Pianella, 19-20 luglio 1997.

Sitografia:

Vittorio MORELLI, https://parolmente.it/lacqua-a-pianella/

Remo DI LEONARDO, Le fontane rurali di Pianella-cenni storici, https://parolmente.it/13307-2/7 dicembre 2022.

www.viviguardiagrele.it/la-storia-e-l-arte/la-conca.html

www.mototurismoabruzzo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8&catid=2

Foto

Archivio “Ama Pianella

ll Blog Parolmente.it, si propone di promuovere il territorio, attraverso la diffusione di notizie a carattere turistico, ambientale sociale, politico (apartitico) e culturale.
Contatti
info@parolmente.it
Donazioni
Copyright © 2024 Parolmente.it All Rights Reserved
Instagram
magnifiercrossmenu